DIFENDI LA VITA
Il popolo italiano è chiamato il
prossimo 12-13 giugno a esprimersi su quattro quesiti
referendari promossi per abrogare punti essenziali della Legge 40 promulgata
dal nostro Parlamento nell'anno 2004.
L'intervento parlamentare ha inteso
porre fine a un vuoto legislativo nelle tecniche di
fecondazione assistita, dove sono coinvolti valori fondamentali quali: la
tutela della vita umana fin dall’inizio; i diritti del nascituro; i criteri e i
confini etici da cui non può prescindere la ricerca scientifica.
Il dettato della legge vigente non recepisce tutte le istanze dell'etica cristiana in questa
materia, ma limita l'uso arbitrario di tecniche di fecondazione artificiale, in
particolare la strumentalizzazione incontrollata degli embrioni, come pure
prevedibili abusi nella ricerca genetica.
Sono dunque in gioco valori etici di
grande importanza per la vita personale e sociale. La Chiesa italiana, che vive
nella nostra nazione, ribadisce il dovere-diritto di
pronunciarsi su problemi di senso e di tutela della vita umana.
Si tratta di valori decisivi e
fondamentali e, in quanto tali, non sono negoziabili:
il valore della vita, la dignità della persona, il diritto di chi nasce.
L'intervento della Chiesa si colloca al
di fuori degli schieramenti partitici e intende
offrire indicazioni per la formazione delle coscienze in vista di scelte a
difesa della vita, patrimonio comune della collettività.
L'abrogazione di parti essenziali della
Legge 40/2004, come propongono i quesiti referendari, aprirebbe il campo alla arbitrarietà su problemi importanti e delicati dove è
in gioco la vita di esseri umani.
L'indicazione precisa della
Chiesa è di astenersi dal
voto per vanificare e invalidare la consultazione
referendaria stessa.
Andare alle urne invece su una
questione così complessa, distorta da slogan e dichiarazioni fuorvianti, pur
esprimendo un no esplicito ai quesiti referendari, metterebbe a serio rischio l'esito dell'obiettivo desiderato.
Non mancano precise ragioni per
mostrare che l'astensione dal voto, peraltro sostenuta da quasi tutte le forze
politiche in precedenti consultazioni referendarie, non significa affatto disimpegno civile, ma piuttosto applicazione responsabile di
una possibilità contemplata dalla Costituzione stessa.
Certamente, al di là
dell'esito referendario, dovrà continuare l'impegno per una riflessione
più ampia sulla vita e la sua tutela.
Faremo questo con lo stesso amore e
viva sollecitudine per l'uomo, che già si esprime nella cura della Chiesa per i
poveri e le altre persone in difficoltà, nella vicinanza ai malati e agli
anziani, nell'educazione dei bambini e dei ragazzi.
+ Adriano VESCOVO
Reggio
Emilia, 31 maggio 2005, Visitazione della B. V Maria