ASSOCIAZIONI E PARLAMENTARI CATTOLICI : NOI CON IL PAPA , VICINI AI VESCOVI


VICINI ALLA CHIESA ITALIANA PERCHÉ SIA ACCOLTA ANCHE L’EMERGENZA DELLO SPIRITO.

E’ una lettera aperta che esprime piena adesione ai gesti e alle parole di Francesco e appoggio alle difficili scelte dei vescovi italiani quella diffusa da 37 realtà associative e da 17 parlamentari e ex.

Siamo semplici fedeli legati da una traccia di amicizia operosa nella Fede cristiana, impegnati in opere sociali o in un reciproco aiuto per il bene comune, che per alcuni di noi significa o ha significato anche l’onore del servizio
parlamentare e presso altre istituzioni regionali e locali. Nella grave prova di questi giorni percossi dal contagio virale, desideriamo umilmente esprimere, con ancora maggiori verità e struggimento, gratitudine e sequela al Santo Padre e alla Chiesa.

Ci sono infatti di grande aiuto il gesto di offerta dell’Italia alla Madonna del Divino Amore che Papa Francesco ha voluto compiere l’11 marzo e il Suo pellegrinaggio del 15 marzo per le vie di Roma per pregare la Salus populi romani e il Crocefisso della chiesa di San Marcello al Corso, indicandoci la possibilità di una adeguata -seppur vertiginosa- posizione umana per stare di fronte alle drammatiche circostanze attraverso cui il Mistero ci provoca.
Nelle quali, peraltro, ci riaccorgiamo, per contrasto, del valore fondamentale della vita e di quel suo senso costitutivo di appartenenza di cui ora percepiamo la mancanza fisica, ma di cui do nell’enorme e necessario sforzo di salvare la tenuta complessiva nell’enorme e necessario sforzo di salvare la tenuta complessiva vremmo sempre stupirci come un “miracolo, un effetto esclusivo della Grazia” (Albert Camus, Il primo uomo). Per questo, ci siamo dati ogni giorno alle ore 12 un appuntamento comune per recitare assieme la preghiera alla Madonna di Papa Francesco dell’11 marzo, seppur utilizzando un fragile strumento informatico condiviso.

Ci sentiamo inoltre vicini ai Vescovi italiani, che hanno testimoniato una non scontata assunzione di responsabilità per sostenere la lotta contro la pandemia, accettando il sacrificio più grande, la rinuncia cioè alla condivisione
dell’Eucarestia, quel Gesto che rende possibile il cammino stesso della “nuova creatura” rifatta dalla potenza di Dio. E ciò affinché il Sistema Sanitario Nazionale regga e rifugga da quella “globalizzazione dell’indifferenza”, da cui ci ha messo in guardia Papa Francesco, ove la singola persona può divenire secondaria.

Dobbiamo, in altri termini, scongiurare ogni -seppur inconsapevole- selezione dei malati, perché praticare criteri di esclusione di persone dalle cure solo in base ad astratte considerazioni probabilistiche -per esempio per la mera età-. significherebbe considerare la vita dei più vulnerabili meno degna, escludendo nei loro confronti ogni forma di solidarietà

Per educarci a questa sensibilità soprattutto nei drammatici momenti che viviamo, inviteremo tutti al “Rosario per il Paese” convocato dalla CEI il prossimo 19 marzo e guardiamo ogni giorno con gratitudine al commovente esempio di dono di sé sia di tanti medici e infermieri, sia di pastori e sacerdoti, che nelle comunità territoriali cercano -nel più rigoroso rispetto degli standards di sicurezza indicati- “i migliori mezzi per aiutare” i più deboli (Papa Francesco), specie coraggiosamente amministrando il conforto dei sacramenti ai malati o portando l’Eucarestia “a quanti sono impediti di partecipare alla celebrazione” (Canone 918) o proponendo forme di preghiera e di vicinanza “a uno a uno”, anche usando mezzi telefonici e web, con ciò dando prova -per ricorrere alle categorie del DPCM 8.3.20- di quanto l’uomo abbia “necessità” spirituali al pari di quelle materiali
.Cosicché la distanza fisica cui siamo costretti non abbia a significare rottura delle relazioni e dell’appartenenza. Nel sentirci impegnati, anche negli ambiti sociali e politici, a comprendere e accogliere quanto ci viene e ci verrà chiesto per la salute pubblica, siamo quindi incoraggiati da questi esempi a dare anche noi voce e coscienza pubbliche a
un’emergenza parallela a quella specificatamente sanitaria, che deve diventare sempre più centrale nell’affrontare i giorni che ancora ci aspettano: l’emergenza dello spirito, spirito che, in ciascuno senza distinzione alcuna e soprattutto nella fragilità, nella malattia e ancor più nel morire, implora di non essere “lasciati soli” (Papa Francesco).