PROGRAMMARE CON LE ASSOCIAZIONI FAMILIARI I TEMPI DELLA CITTA'

Tra i diversi importanti temi affrontati dalla presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari Luisa Santolini, rispondendo alle domande di Agostino Menozzi durante l'intervista che ha animato la serata del Festincontro di mercoledì 9 giugno, ce n'è stato uno di particolare rilievo per la politica locale, tanto da essere ripreso esplicitamente dal Vescovo Mons. Caprioli la sera seguente nella parte finale del suo saluto ai fedeli al termine della processione del Corpus Domini. L'argomento è quello della difficoltà di conciliare i "tempi della città" con i "tempi della famiglia" e della necessità che nel prendere le relative decisioni da parte degli amministratori locali ci si preoccupi realmente delle esigenze di vita delle famiglie. Ci sono ben precise disposizioni di legge - ha affermato in una sua risposta la Santolini - che prevedono l'obbligo per i sindaci di consultare in quest'ambito di programmazione le associazioni delle famiglie. Si tratta in effetti della Legge 8 marzo 2000, n. 53, più nota come "legge sui congedi parentali", che - come si legge nel titolo completo - affronta anche il tema del "coordinamento dei tempi delle città", argomento al quale è dedicato l'intero Capo VII. In particolare, l'art. 24 prevede la definizione di un "piano territoriale degli orari", riguardante "gli orari di lavoro pubblici e privati, gli orari di apertura al pubblico dei servizi pubblici e privati, degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche, delle attività commerciali", nell'ottica di valutare il loro impatto "sul traffico, sull'inquinamento e sulla qualità della vita cittadina". Il comma 4 di tale articolo recita testualmente: "Il sindaco elabora le linee guida del piano. A tale fine attua forme di consultazione con le amministrazioni pubbliche, le parti sociali… e le associazioni delle famiglie". Il testo è chiaro, allora ci si può chiedere: come individuare "le associazioni delle famiglie" da consultare? Non sarebbe questo uno dei campi specifici di intervento di una "Consulta comunale della Famiglia", quale è stata nuovamente e insistentemente richiesta dal Forum Provinciale delle Associazioni Familiari di Reggio E. nel documento "Una politica comunale a misura di famiglia", proposto ai candidati alle Elezioni Comunali del 12-13 giugno? Del tutto insoddisfacente appare al riguardo la risposta del neo-sindaco Del Rio alle domande postegli da "La Libertà" nello Speciale Elezioni del 5 giugno: "A Reggio esiste l'Osservatorio delle famiglie cui partecipano le associazioni familiari del territorio, i servizi del pubblico e del privato sociale e del volontariato che interagiscono con le famiglie". L'Osservatorio delle famiglie del Comune di Reggio è in realtà a tutti gli effetti un organismo di emanazione comunale, quindi del tutto diverso da una "Consulta della Famiglia", frutto dell'iniziativa delle associazioni familiari e come tale liberamente e democraticamente organizzata, in quanto espressione diretta della "società civile". I modelli di riferimento sono diversi, come è stato chiarito anche dall'avv. Spallone, presidente della Consulta della Famiglia del Comune di Bologna, durante il Convegno "Famiglia e Welfare" del 29 maggio all'Hotel Posta. Una "Consulta della Famiglia" esiste a Bologna, una "Consulta della Famiglia" esiste anche a Modena, infine proprio nei giorni scorsi - l'8 giugno - è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra il Forum Nazionale delle Associazioni Familiari e il Comune di Parma, con il quale "il Comune di Parma intende promuovere il protagonismo delle famiglie nella città attraverso un loro fattivo coinvolgimento anche per tramite di proprie associazioni, realizzando in questo modo un Laboratorio per le politiche familiari a Parma". E a Reggio per quanto ancora dovremo aspettare?

(Articolo pubblicato su "La Libertà" - 19 giugno 2004)