DA
PARMA LA SFIDA DI UNA POLITICA PER LA FAMIGLIA
“La sfida di una
città a misura di famiglia” non è solo il titolo del Convegno nazionale che si
è svolto a Parma lo scorso 21 novembre, promosso dal Comune insieme al Forum
delle Associazioni Familiari, ma anche una provocazione forte a istituzioni, imprese e società civile: la provocazione che
tale sfida si può vincere,
uscendo da una logica assistenzialistica, ma
investendo sulla famiglia come risorsa primaria della società attraverso
politiche tariffarie, approccio sussidiario ai servizi alla persona,
riorganizzazione dei ritmi lavorativi e urbani.
Attorno a questo “si può” hanno ruotato sia gli interventi della mattina, che hanno messo a fuoco due tematiche in particolare, le politiche locali orientate a un effettivo “welfare sussidiario” e la conciliazione famiglia-lavoro, sia la presentazione, nel pomeriggio, del Manifesto del Network europeo delle città per la famiglia, di cui Parma si è fatta promotrice.
“Parma
è famosa per la qualità della vita – ha spiegato il sindaco Pietro Vignali - ma noi vogliamo dare a questa espressione un
significato più profondo e più equo, facendo della nostra città un laboratorio
e un esempio. In questa prospettiva la famiglia non è solo
un soggetto da tutelare per gli importanti compiti sociali svolti, ma anche
perché il suo benessere si lega in modo virtuoso ad una società più sana, più
felice, più ricca”.
Al Convegno
hanno partecipato anche il sen. Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del
Consiglio, con delega sulla famiglia; l’on.
Luisa Santolini,
vice presidente della Commissione Affari Sociali della Camera; ed Isabella Menichini,
vice capo-gabinetto del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali.
Le politiche
locali per la famiglia
L’Amministrazione
comunale di Parma ha scelto di realizzare politiche per la famiglia,
costituendo un’apposita Agenzia per la Famiglia interassessorile.
“Questo
significa – ha sottolineato Cecilia Maria Greci,
che ne è la responsabile - che la famiglia non è più un settore di
intervento da aggiungere agli altri, ma che ogni ambito di vita della comunità
(trasporti, lavoro, scuola, servizi sociali…) assume la famiglia come prisma
interpretativo e come partner degli interventi: non assistita ma risorsa,
soggetto attivo”.
Da qui scelte
importanti della municipalità parmense, come la riduzione del 50% dell’addizionale IRPEF 2008 per le famiglie con due
figli a carico e il rimborso totale per quelle da tre figli in
su, le agevolazioni sulle rette dei servizi per l’infanzia
per le famiglie numerose e affidatarie, le riduzioni
progressive sulla TIA (Tariffa Igiene Ambientale) per le famiglie da tre a più
figli a carico, il progetto della Family Card, per dare alle famiglie
agevolazioni e sconti negli esercizi commerciali e sui servizi.
Come per la Provincia Autonoma di Trento, intervenuta con Luciano Malfer, dirigente Servizio per le politiche sociali e abitative, la strada delle politiche locali passa attraverso la sussidiarietà e la valorizzazione del terzo settore e dell’associazionismo familiare.
Una nuova
concezione del welfare che, come ha sottolineato Pierpaolo
Donati, ordinario di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi
all’Università di Bologna, va in tre nuove direzioni:
- il superamento della distinzione moderna fra pubblico e privato: la sfera pubblica viene ad essere riferita a tutti quei soggetti e attività che rendono un servizio alla comunità;
-
una nuova coesione sociale: un welfare delle opportunità che valorizza la capacità
di soggetti primari e secondari di creare reti fiduciarie e cooperative e di
realizzare un’effettiva integrazione sociale;
-
una diversa concezione del bene comune,
che si fonda anche sui beni relazionali, come quelli della famiglia e
dell’associazionismo.
Organizzazione
sociale e conciliazione famiglia-lavoro
E’ proprio
partendo dalla definizione sociologica di famiglia come relazione di piena
reciprocità tra i sessi e le generazioni che Giuseppe Barbaro, vice presidente del Forum delle Asscoiazioni
Familiari ha lanciato il guanto della sfida sul tema del lavoro: “La
famiglia è il luogo dove si genera la nuova offerta di lavoro ed è il
soggetto che fornisce la prima educazione e socializzazione
al lavoro per le nuove generazioni. Eppure essa è sacrificata a impostazioni ideologiche che hanno impedito che nel nostro
Paese si avesse una regolamentazione decente e praticabile, ad esempio del
part-time e di altre forme di lavoro flessibile, con il risultato di favorire
la formazione di enormi sacche di lavoro nero. Un ripensamento anzitutto
culturale delle politiche di conciliazione famiglia-lavoro è oggi
improcrastinabile”.
Riccardo Prandini,
docente di Sociologia della famiglia all’Università di Bologna, ha rilanciato:
“Siamo chiamati a riflettere sui modi in cui la conciliazione può avvenire:
all’interno dell’azienda mediante l’organizzazione del lavoro; con il sostegno
di specifici meccanismi di audit;
attraverso regole e procedure esterne (leggi nazionali, regionali, etc.) e con
il sussidio dei servizi pubblici e privati. In particolare siamo chiamati a
riflettere sulle cosiddette Alleanze per la famiglia, dispositivi di relazione
tra attori sociali diversi che collaborano per il benessere dei cittadini”.
Per il mondo
dell’impresa ha parlato Paolo Barilla, vicepresidente dell’omonima azienda
parmense, raccontando l’impegno della Barilla a
costruire per i propri dipendenti “le condizioni ideali per esprimere al
meglio le proprie capacità professionali, attraverso impegni e contributi
concreti che facilitino la vita delle persone e delle loro famiglie”: si va
da part-time e telelavoro a facilitazioni pratiche
come la banca interna, lo spaccio aziendale, le convenzioni con oltre 150
esercizi; dalla presenza in azienda di assistente
sociale e servizio medico e infermieristico a strumenti di aiuto come fondo di
solidarietà, prestiti, borse di studio, facilitazioni per l’asilo nido, centri
estivi.
Quanto alle
famiglie, anch’esse hanno rischi da evitare e compiti da svolgere, non meno
degli altri soggetti in campo, come ha avvertito Francesco Belletti, direttore del CISF (Centro
Internazionale Studi Famiglia): “le
famiglie devono uscire dal proprio privato, devono far sentire la
propria voce, esplicitando - da sole o associate - richieste, domande,
bisogni, proteste, e devono mettersi insieme per costruire dal basso e
non a tavolino una città a misura di famiglia”.
Un messaggio
approfondito nella tavola rotonda fra associazioni e operatori svoltasi nel pomeriggio.
Il network
europeo delle città per la famiglia
Il Convegno di Parma
è stato il primo appuntamento di un intenso programma di sperimentazioni,
studi, tavoli di confronto, buone prassi, proposte che il Comune di Parma,
insieme con il Forum delle Associazioni Familiari intende avviare con
l’iniziativa del Network europeo delle città per la famiglia. Aggregando
municipalità simili per dimensioni e caratteristiche a Parma, i promotori si
propongono di sviluppare non solo esempi positivi in
Italia e all’estero, ma anche una cultura politica e sociale nuova che,
riconoscendo il ruolo sociale che la famiglia assolve - accoglienza e cura
delle fasi più delicate e bisognose della vita del singolo (infanzia,
malattia, vecchiaia) e generazione e educazione dei futuri cittadini - si
traduca in forme concrete di tutela e sostegno, dai regimi tariffari,
contributivi e retributivi ai servizi.
A presiedere la
presentazione del Network sono stati il segretario generale della Federazione
europea delle associazioni familiari, Stefan Nacke, il sindaco di Parma, Pietro Vignali
e, in collegamento video, il ministro del Lavoro, Salute e Politiche
Sociali, on. Maurizio Sacconi.
Il Convegno “La sfida di una città a
misura di famiglia” è stato realizzato con il contributo di Barilla, Parmalat e Unione
parmense degli Industriali e con i patrocini del Ministero del lavoro, della
salute e delle politiche sociali, del Dipartimento per le Politiche
della Famiglia della Presidenza del Consiglio, dell’Assemblea Legislativa della
Regione Emilia Romagna.