Comitato per i Diritti della Famiglia dell’Emilia-Romagna

 

Sintesi del Convegno Regionale – Bologna 20/11/2004

 

Il Convegno di Bologna ha messo in evidenza la necessità di considerare la famiglia come soggetto attivo della società, degno di una cittadinanza che non sia solo statuale (rif. Allo Statuto regionale), ma anche effettiva e riconosciuta.

Gli interventi dei relatori  presenti nella prima parte hanno mostrato l'evoluzione della famiglia in Emilia Romagna e analizzato l'impatto che provvedimenti legislativi regionali hanno sul percorso stesso dell'istituto familiare lungo i decenni.

Ermes Rigon, Presidente del Comitato regionale per i diritti della Famiglia, ha introdotto il tema del Convegno insistendo sul fatto che "la società ha bisogno di soggetti responsabili, solidali, capaci di iniziativa e di gratuità" e la famiglia (intesa secondo il dettato costituzionale) è il primo luogo dell'educazione a questi valori.

Il saluto del vicepresidente della Regione Emilia Romagna, Flavio Delbono, ha messo in risalto tutti i provvedimenti regionali che possono inquadrarsi in un discorso di politiche familiari, illustrando i passi finora compiuti e indicando i punti programmatici per il futuro.

Nell'intervento del prof. Riccardo Prandini  (docente di Sociologia, Università di Bologna) sono stati messi in evidenza i mutamenti della realtà familiare in regione sia in termini di distribuzione delle famiglie sul territorio sia per quanto riguarda la composizione stessa dei nuclei familiari: si va verso un aumento delle famiglie composte da una sola persona, soprattutto nella fascia montana e verso un aumento delle unioni non regolate dall'istituto matrimoniale, soprattutto nella provincia di Bologna. Alcune zone invece delle province di Parma, Reggio Emilia, Modena (soprattutto nella pianura, sede di grossi distretti produttivi) e le province Forlì e Rimini dimostrano un incremento del numero di famiglie fondate sul matrimonio con più di un figlio.

L'intervento del prof. Pier Paolo Donati (docente di sociologia, univ. Di Bologna) ha messo in evidenza la necessità di un'attività legislativa che favorisca la solidarietà familiare, la maggiore coesione delle reti familiari intergenerazionali. Il rischio è quello di fornire tanti servizi alla persona, individualizzandone l'offerta, ma dimenticando la famiglia come soggetto fondante della società e destinataria di servizi pensati su misura.

L'intervento del prof. Stefano Zamagni (docente di Economia politica, univ. Di Bologna) ha posto l'accento sulle politiche "della" Famiglia, volte alla creazione di mercati di qualità sociale, dove la valorizzazione del micro risparmio familiare e l'amministrazione condivisa delle risorse diventino una prassi operativa delle amministrazioni locali e del sistema economico - bancario della Regione.

Franco Pasquali, segretario generale della Coldiretti, ha indicato nel dialogo "imprese - consumatori" il punto di svolta verso un mercato che sia soprattutto relazione, dove non si vende solo un prodotto, ma anche il territorio e i servizi che gravitano attorno al prodotto.

Nella seconda parte del Convegno si sono alternati amministratori locali, regionali, rappresentanti delle associazioni familiari.

I contributi di altri relatori, come l'on. Vittorio Prodi, euro parlamentare (una politica del lavoro che possa affrontare con energia e creatività nuova le esigenze delle famiglie); Letizia De Torre, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Trento (che ha presentato le numerose esperienze di collaborazione fra Comune di Trento, Associazioni familiari e famiglie residenti nei vari quartieri) hanno fatto da cornice a contributi di amministratori locali e rappresentanti di alcune fra le associazioni familiari regionali che si occupano di politiche familiari.

Gli interventi dei consiglieri regionali Bosi e Varani hanno sottolineato l'esigenza di superare le barriere ideologiche e di affrontare insieme (destra e sinistra) le sfide di una politica che sia "della" famiglia, non solo "per" la famiglia (assistenzialista): molto c'è ancora da fare, ma i contributi degli altri relatori presenti hanno messo in evidenza le potenzialità che stanno nascendo e i nodi principali da sciogliere: assistenza agli anziani, capacità di dialogo delle amministrazioni con le associazioni delle famiglie su un piano paritetico, attenzione delle banche alla famiglia come soggetto di credito, ecc..

Ha concluso il convegno Luisa Santolini, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, esortando tutti i presenti ad andare oltre una dialettica ideologica che rischia di strumentalizzare la famiglia.

"I politici hanno perduto di vista la famiglia, e questo mi preoccupa, perchè non si guarda tanto alla famiglia ma si guardano i singoli bisogni" -ha aggiunto la Santolini.

Non si puo' solo dire che la famiglia è il principale attore del sistema del welfare, bisogna vedere la famiglia nella scuola, nei media, nelle politiche del lavoro, ecc…, ovunque ci possano essere delle situazioni che hanno impatti negativi su di essa.

In sede legislativa ci deve essere una chiara definizione della Famiglia. Non si tratta di un problema di poco conto, ma di un punto nodale della questione: conoscere la natura e la definizione di famiglia aiuta a superare una logica di forniture di servizi e a indirizzarsi verso una gestione consapevole di questi servizi, volta a favorire la solidarietà e la coesione familiare.

"La famiglia salverà la società".

"Le associazioni familiari non sono volontariato, cenacoli di pensiero: sono organizzazioni serie, professionalmente credibili e si pongono alla pari come interlocutori delle istituzioni."

"Sono gli enti locali ad aver bisogno delle associazioni familiari, non le associazioni ad aver bisogno degli enti locali".

"Dobbiamo essere consapevoli delle forze che rappresentiamo come associazioni familiari e porci come polo di dialogo con le istituzioni ponendoci responsabilmente in questo ruolo in ambito nazionale, regionale, provinciale, ecc..."

(sintesi a cura di Emiliano Pancaldi)