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“Si agevoli la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e
una donna” |
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Al via la campagna di raccolta firme per un fisco a misura di famiglia.
Reggio Nel Web intervista l’Avv. Emilio Ricchetti,
Presidente del Forum delle Associazioni familiari. “No alla
famiglia intesa come unione fra omosessuali. I nostri costituenti sono
stati chiarissimi: si rispetti la Costituzione per favorire la famiglia”. ReggioNelWeb.it n. 250 del 18/12/2007 Il Forum delle Associazioni familiari ha lanciato ufficialmente la raccolta
di firme “Per un fisco a misura di famiglia”, un fisco cioè
che non ostacoli chi ha soggetti a carico, “sulla base delle scale di
equivalenza, indipendenti dal reddito”. La campagna di raccolta firme –di fatto già
partita in alcune parrocchie e circoli- è stata presentata nella sede del
Forum delle Associazioni familiari di via Veneri sabato scorso. Oltre al
presidente Avv. Emilio Ricchetti, sono intervenuti
Stefania Di Raimo (Presidente sindacato famiglie di Reggio) e Marcello
Montanari, Segretario del Forum. Reggio Nel Web, presente all’incontro, ha intervistato il Presidente
Avv. Emilio Ricchetti. “Una firma per un fisco a misura di famiglia”: quali sono gli
obiettivi che intende perseguire il Forum Associazioni
familiari attraverso questa campagna? Gli obiettivi sono quelli di sensibilizzare il mondo delle forze
politiche su questioni fondamentali e cioè che la
famiglia attualmente è abbandonata, è in difficoltà e la crisi economica la
sta travolgendo. La famiglia e, specialmente, le famiglie numerose si trovano
in una difficoltà tale che chiede necessariamente un intervento dello Stato
in primo luogo attraverso regole fiscali. Quali sono le lacune del sistema fiscale? Sono lacune esistenti dal 1 gennaio 1948, da quando cioè le norme costituzionali che prevedevano una specifica
attenzione nei confronti della famiglia fondata sul matrimonio sono state
disattese. Noi chiediamo sostanzialmente l’applicazione della Costituzione,
in particolare dell’articolo 31 là dove recita: “La
Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione
della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo
alle famiglie numerose”. Questo secondo noi non è mai stato realizzato. Ciò
che ci preme evidenziare è che stiamo lanciando un messaggio di tranquillità:
non facciamo lotte a favore o contro schieramenti, poiché come associazioni siamo trasversali. Cerchiamo di difendere la famiglia
sempre. Mantenere, istruire ed educare i figli è un
obbligo costituzionale e civile previsto sia dall’articolo 30 della
Costituzione, che dall’articolo 147 del Codice Civile. Quindi, se io ho
quest’obbligo, occorre che lo Stato mi consenta di adempiere
a tale obbligo. Perché secondo lei oggi sempre più famiglie, cattoliche e non
cattoliche, si disgregano? Credo sia dovuto ad un aspetto vincente
del pensiero debole basato unicamente su un individualismo esasperato che
espelle dalla visione della vita il sacrificio e l’impegno. Oggi dire “per
sempre” a due persone sembra di dire una bestemmia. Prevedere un futuro di impegno e sacrificio –perché comunque allevare dei
figli comporta anche sacrificio- sembra un progetto assurdo. Ma questa forma
di affrontare la vita è estremamente pericolosa per
l’intera collettività. Ecco quindi che se noi rendiamo la famiglia
anche dal punto di vista economico conveniente, allora ci può essere un
recupero, altrimenti due giovani che non si sposano, non lo scelgono perché
sono “bamboccioni”, ma perché fanno i loro conti:
se mettersi insieme è antieconomico, stanno separati. Non crede che eistano anche forti
pressioni politiche affinché siano aiutate altre forme di famiglie? Sì, effettivamente la sensazione è che ci sia un atteggiamento
ostile nei confronti della famiglia, o quanto meno della famiglia fondata sul
matrimonio. Ormai dappertutto non si parla più di “famiglia”, ma di
“famiglie” al plurale indicando una pluralità che giuridicamente è
incomprensibile, perché l’unica famiglia è quella contemplata
nell’articolo 29 della Costituzione “La Repubblica riconosce i diritti
della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Nella vicina Spagna è sancita anche la famiglia intesa come
unione fra omosessuali. Potrà accadere anche in Italia? Lo temo. Già i Dico erano una forma surrettizia di avanguardia di questi esperimenti. Nel profondo della
coscienza italiana la famiglia è ancora vista come un valore. Famiglia fondata su un matrimonio monogamico di un uomo e una
donna. Noi non ci opponiamo, non abbiamo forme di avversione
preconcetta o di odio nei confronti di altre aggregazioni umane, ma non
vogliamo un riconoscimento pubblico di queste. Poi, che civilisticamente,
attraverso negozi privati uno organizza la propria vita come vuole, nessuno
dice nulla, ci mancherebbe, abbiamo il massimo
rispetto. Non diamo giudizi, ma facciamo un discorso laico: la famiglia è un
bene per lo Stato, ma è un bene per lo Stato la
famiglia stabile, fondata su un patto forte e per sempre, almeno
tendenzialmente. A Reggio Emilia il Sindaco Graziano Delrio
rappresenta in un certo senso un esempio per quanto riguarda le famiglie
numerose, dal momento che ha nove figli. Da quando c’è questo Sindaco è
emersa un’attenzione maggiore nelle politiche a favore delle famiglie
numerose secondo voi? Quando sono stato nominato Presidente ho
ricevuto dal Sindaco un biglietto di auguri e complimenti al quale ho
risposto ringraziando. Per il resto non conosco il sindaco Delrio e non ho avuto altre forme di contatto. Lei è anche componente del Consiglio di
Amministrazione della Fondazione Manodori. L’ente
ha investito in iniziative a favore della famiglia? No. Anche perché comunque è difficile
intervenire a favore della famiglia, proprio perché mancano strutture
pubbliche deputate all’aiuto da sovvenzione. Ciò che si pensa sempre e che
noi contrastiamo, è l’aiuto alla povertà, perchè non è l’approccio corretto,
sebbene, per carità, aiutare chi è povero è importantissimo. In che senso? Nel senso che auspichiamo un aiuto alla
famiglia. Poi, ovvio le famiglie povere hanno più bisogno delle famiglie
ricche e quindi vanno aiutate maggiormente, ma la questione di fondo è favorire la famiglia. Va recuperata quella
centralità della famiglia nella società che fa della famiglia l’elemento
fondante dello Stato. Gli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione non sono messi lì a
caso, ma sono il frutto del lavoro dei nostri costituenti che organizzavano
la Repubblica per il futuro, una Repubblica che si formava dalle macerie di
uno Stato dittatoriale e che nella previsione del bene e della prosperità del
futuro dello Stato favoriva la famiglia, imponendo
al legislatore, con norme programmatiche di carattere chiarissimo, di
agevolare la famiglia, non di ostacolarla. |