L’uomo è per
Certo, la possibilità di levar la mano contro di sé, di rinunciare
intenzionalmente a vivere, c’è sempre stata nella storia dell’umanità; ma in
nessun popolo è esistita la pretesa che questa tragica possibilità fosse
elevata al rango di diritto, di un “diritto di morire”, che il singolo potesse
rivendicare come proprio nei confronti della società.
La persona umana, del resto, si sviluppa in una fitta
rete di relazioni personali che contribuiscono a costruire la sua identità
unica e la sua irripetibile biografia. Troncare tale
rete è un’ingiustizia verso tutti e un danno per tutti. Teorizzare
la morte come “diritto di libertà” finisce inevitabilmente per ferire la
libertà degli altri e ancor più il senso della comunità umana. Per chi
crede, poi, la vita è un dono di Dio che precede ogni altro suo dono e supera
l’esistenza umana; come tale non è disponibile, e va custodito fino alla fine.
Esistono malattie inguaribili, ma non esistono malattie incurabili: la
condivisione della fragilità restituisce a chi soffre la fiducia e il coraggio
a chi si prende cura dei sofferenti.
La vera libertà per tutti, credenti e non credenti, è
quella di scegliere a favore della vita, perché solo così è possibile costruire
il vero bene delle persone e della società. Per questo sentiamo di dover dire
con chiarezza
tre grandi SÌ:
Sì alla vita
Sì alla medicina palliativa
Sì ad accrescere e umanizzare l’assistenza ai malati e
agli anziani
e tre grandi NO
No all’eutanasia
No all’accanimento terapeutico
No all’abbandono di chi è
più fragile
Come cittadini sappiamo che
Chiediamo che le persone più deboli siano
efficacemente aiutate a vivere e non a morire, a vivere con dignità, non a
morire per falsa pietà. Solo amando la vita di ciascuno fino alla fine c’è
speranza di futuro per tutti.
