
FORUM delle
ASSOCIAZIONI FAMILIARI EMILIA
ROMAGNA
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Egregio Presidente,
come Forum delle Associazioni familiari dell’
Emilia Romagna, che riunisce ben 36 associazioni con oltre 4000 famiglie,
sentiamo il dovere di esprimere le nostre perplessità e le nostre
preoccupazioni sull’art. 42 del progetto di legge finanziaria regionale per
l’esercizio 2010 presentato dalla Sua Giunta.
Mentre ci pare, infatti, doverosa l’affermazione
della parità di accesso ai servizi pubblici e privati, senza alcuna
discriminazione, secondo quanto stabilisce l’art. 3 della nostra Costituzione,
desta perplessità l’affermazione successiva secondo cui “i diritti generati
dalla legislazione regionale nell’accesso ai servizi, alle azioni e agli
interventi, si applicano ai singoli individui, alle famiglie e alle forme di
convivenza di cui all’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 30
maggio 1989, n.
Non c’è dubbio, infatti, che ancora una volta venga
ignorato quel soggetto identificato dall’art. 29 della Costituzione nella “famiglia
come società naturale fondata sul matrimonio”, su quel contratto matrimoniale
che è “ordinato all’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti
stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. Questo soggetto,
secondo il successivo art. 31 della medesima Costituzione, dovrebbe essere
agevolato “con misure economiche e altre provvidenze” per la sua costituzione e
per l’adempimento dei suoi compiti.
Lungi dal contestare, pertanto, il riconoscimento
del diritto di tutti, individui singoli ed aggregati, a fruire dei servizi
predisposti dalle istituzioni ciò di cui denunciamo l’assenza è il riferimento
ad interventi specifici a favore del soggetto “famiglia” fondata sul contratto
matrimoniale.
E’
l’esplicito apprezzamento per questa famiglia, su cui si basa una società
responsabile, coesa e solidale, senza ledere in alcun modo i diritti di
uguaglianza fra tutti i cittadini, che troppo spesso è gravemente assente anche
nella legislazione della nostra Regione.
Non c’è dubbio, infatti, che questo soggetto, nato
da un patto esplicito di fedeltà fra i coniugi, e quindi dall’assunzione di
responsabilità reciproca e nei confronti della società, rappresenta un bene
sociale di rilevante importanza: da questa assunzione di responsabilità deriva
un impegno alla tutela dei soggetti più deboli e la creazione dei presupposti
indispensabili al mantenimento, all’istruzione ed all’educazione dei figli in
un contesto sereno e stabile.
Senza tale esplicito riconoscimento la famiglia
viene implicitamente posta sullo stesso piano di qualsiasi convivenza, compresa
quella occasionale fra studenti, nell’accesso a servizi che spesso sono
essenziali per la vita e la stabilità della famiglia. Potrebbe non esserci più
alcuna differenza nelle graduatorie per
l’assegnazione dell’abitazione, per l’assistenza agli anziani, nell’accesso ai
servizi sociali, alla sanità, al semplice prestito d’onore, tra chi è legato da
un vincolo matrimoniale e chi invece sta insieme per qualunque altro motivo,
senza impegno di stabilità o senza alcun legame di vincoli affettivi.
Ci pare disatteso, peraltro, anche l’art. 9 dello
Statuto della nostra Regione che riconosce esplicitamente la peculiarità del
soggetto famiglia.
Riteniamo urgente che la famiglia venga messa al centro
dell’azione politica non tanto come destinataria di alcune provvidenze ma,
piuttosto, come bene da promuovere e
sostenere a beneficio di tutta la comunità sociale: è questo, infatti, il
luogo in cui nascono e si formano le virtù umane e sociali su cui si fonda la
nostra convivenza sociale.
Siamo certi che
In questa fiducia, mentre ci teniamo a disposizione
per qualsiasi chiarimento Lei ritenesse utile,
La ringraziamo e, formulando i migliori auguri per il Suo alto servizio,
La salutiamo con viva cordialità
Ermes Rigon

presidente
Bologna, 2 dicembre 2009