Giorni
difficili per la famiglia in Italia e nella nostra Regione.
La
legge finanziaria pare non conterrà nessun intervento fiscale a sostegno delle
famiglie con figli. Anche i 2,4 miliardi di euro che le associazioni famigliari
avevano insistentemente chiesto di
spostare dal bonus famiglia dello scorso anno a sgravi fiscali strutturali per
il 2010 saranno destinati ad altri scopi. In questo modo nulla di concreto
viene realizzato a favore del primo ammortizzatore sociale, nessun investimento
sul rilancio dei consumi delle famiglie come motore di sviluppo e di futuro per
il nostro Paese.
Sul
piano regionale è in arrivo un altro provvedimento che sminuisce l’identità
specifica della famiglia: la Finanziaria regionale della Emilia-Romagna, che
potrebbe diventare legge entro dicembre, prevede (art. 42) che, in nome
dell’uguaglianza universale dei diritti, l’accesso ai servizi pubblici e
privati sia aperto con le stesse modalità a qualsiasi nucleo anagrafico, quindi
anche a qualsiasi forma di convivenza. Non ci sarà quindi più alcuna differenza nelle graduatorie per
l’assistenza agli anziani, nell’accesso ai servizi sociali, alla sanità, oppure
al semplice prestito d’onore, tra chi è legato da un vincolo matrimoniale e chi
invece sta insieme per qualunque altro motivo, comprese le unioni di fatto, le
convivenze sentimentali, o anche non legate da vincoli affettivi. Ci si avvale
in questo contesto della definizione di “famiglia” anagrafica, che ha da sempre
un valore puramente statistico e amministrativo, per equiparare la famiglia fondata sul matrimonio alle
convivenze. Una scorciatoia veloce che, in nome di diritti individuali da
nessuno messi in discussione, pone sullo stesso piano nei confronti dell’amministrazione
regionale chi è sposato e chi non lo è, chi si è assunto degli impegni con la
società e chi non lo ha fatto, e addirittura adesso viene premiato usufruendo
di benefici gratuiti.
Non
si può ragionevolmente pensare ad una miopia politica. Tutti sono in grado di
capire che una famiglia fondata sul matrimonio (art. 29 della Costituzione)
costituisce un soggetto individuabile, fondato su una scelta di responsabilità
e di definitività, almeno auspicata, nel tempo. Inoltre la nostra Costituzione
parla di un sostegno preciso all’istituto famigliare, in termini di aiuti
economici finalizzati allo svolgimento della propria missione nella società, appunto
perche basato su un atto di stabilità e di fedeltà (art. 31). E’ inoltre noto a
tutti che la famiglia costituzionale costituisce un punto di riferimento non solo
per i singoli e per chi vi appartiene, ma per le istituzioni sociali, educative,
sanitarie. Se non c’è la famiglia che si fa carico dell’educazione, della cura,
dell’assistenza, la società non regge e nessun welfare risolve i problemi. Ma
proprio la stabilità, il patto pubblicamente riconosciuto, costituiscono il
valore fondante e irrinunciabile, innanzitutto per la società. Quindi, se si
vuole promuovere la responsabilità e la
coesione sociale, occorre oggi più che mai attribuire adeguato valore e
riconoscimento pubblico alla famiglia, vale a dire andare proprio nella
direzione opposta a quella in cui oggi si pone purtroppo la Giunta regionale
dell’Emilia-Romagna.
Forum
Provinciale delle Associazioni Familiari di Reggio Emilia
13/11/2009