Sulla Risoluzione della Regione Emilia Romagna in ordine alla pillola RU 486

 

In ordine alla recente risoluzione assunta dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna circa l’utilizzo della pillola abortiva RU 486, alcune considerazioni sembrano necessarie.

Viene riaffermato quale intento condiviso l’obiettivo della prevenzione dell’aborto, anche attraverso lo sviluppo della rete dei servizi socio-sanitari a sostegno della maternità, ma poi si autorizza una pratica farmacologica che certo non attua un percorso effettivo di prevenzione.

Il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari di Reggio Emilia ribadisce che, proprio in base alle   affermazioni di principio enunciate nel testo della risoluzione, il primo compito delle Istituzioni Pubbliche, e quindi della Regione, deve essere la garanzia del diritto alla procreazione cosciente e responsabile e la tutela della vita umana dal suo inizio fino al suo tramonto, così come peraltro recita l’art. 1 della legge n. 194.

Il primo impegno delle Istituzioni non dovrà tanto riguardare la possibilità di utilizzo di nuovi strumenti che possano agevolare l’aborto, quanto piuttosto la più corretta applicazione della stessa citata legge, che (art. 2) le impegna a contribuire “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”.

Nello spirito di una effettiva cultura della vita che possa giovare alla nostra società, aiutandola a coltivare, alimentare e promuovere speranza nel futuro, questo Forum Provinciale delle Associazioni Familiari sollecita pertanto l’impegno a creare tutte le condizioni necessarie a limitare i casi in cui la donna debba porsi la drammatica scelta dell’aborto e a porre i consultori in condizione di dare alla donna ogni  assistenza di carattere umano e psicologico, prima ancora che medico, anche attraverso l’apertura dei consultori stessi alla collaborazione con associazioni o realtà sociali che possano contribuire a realizzare la tanto auspicata prevenzione.

La stessa cultura della vita impone poi di valutare l’effettiva necessità di sperimentazione della pillola RU 486 non solamente sotto l’aspetto della efficacia abortiva e della limitata invasività, con il rischio di far pensare ad un aborto facile e senza conseguenze, quanto piuttosto alla luce dei gravi e sempre più frequenti danni alla salute della donna, denunciati da recenti autorevoli ricerche diffuse sui più prestigiosi organi di informazione scientifica.

La riflessione sulla vita umana non può essere relegata in un concetto astratto, distaccato dalla realtà, ma al contrario dovrebbe diventare un’autentica opportunità per costruire una società più giusta e rispettosa dei diritti dei più deboli e indifesi. Non possono pertanto essere taciute le conseguenze negative sul piano etico della legalizzazione della pillola RU-486: essa rischia di favorire un passo ulteriore verso la banalizzazione di un gesto che provoca comunque l'uccisione di un individuo, con devastanti conseguenze spirituali e psichiche per la  persona che lo compie. Si finisce inoltre per favorire una progressiva anestesia della sensibilità morale diffusa verso il valore della vita umana, lasciando spazio all'affermarsi di una dittatura del desiderio, che riduce il valore dell'altro nella misura in cui entra nel progetto della propria felicità individuale.

E’ auspicabile che su temi così concreti, che chiamano in causa il comune impegno in difesa della vita e della dignità di ogni uomo, le Istituzioni si aprano a un confronto, libero da precondizionamenti ideologici, con l’Associazionismo per riflettere insieme sulle iniziative da intraprendere e cercare soluzioni più ampiamente condivisibili.

 

 

Pietro Moggi

Presidente Forum Provinciale delle Associazioni Familiari di Reggio Emilia