III. LA PARTECIPAZIONE ALLO SVILUPPO DELLA SOCIETA'
La famiglia prima e vitale cellula della società
42. "Poiché il Creatore di tutte le cose ha costituito il matrimonio
quale principio e fondamento dell'umana società", la famiglia è
divenuta la "prima e vitale cellula della società".
La famiglia possiede vincoli vitali e organici con la società, perché
ne costituisce il fondamento e l'alimento continuo mediante il suo compito di
servizio alla vita: dalla famiglia infatti nascono i cittadini e nella famiglia
essi trovano la prima scuola di quelle virtù sociali, che sono l'anima
della vita e dello sviluppo della società stessa.
Così in forza della sua natura e vocazione, lungi dal rinchiudersi in
se stessa, la famiglia si apre alle altre famiglie e alla società, assumendo
il suo compito sociale.
La vita familiare come esperienza di comunione e di partecipazione
43. La stessa esperienza di comunione e di partecipazione, che deve caratterizzare
la vita quotidiana della famiglia, rappresenta il suo primo e fondamentale contributo
alla società.
Le relazioni tra i membri della comunità familiare sono ispirate e guidate
dalla legge della "gratuità" che, rispettando e favorendo in
tutti e in ciascuno la dignità personale come unico titolo di valore,
diventa accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata,
servizio generoso, solidarietà profonda.
Così la promozione di un'autentica e matura comunione di persone nella
famiglia diventa prima e insostituibile scuola di socialità, esempio
e stimolo per i più ampi rapporti comunitari all'insegna del rispetto,
della giustizia, del dialogo, dell'amore.
In tal modo, come hanno ricordato i padri sinodali, la famiglia costituisce
il luogo nativo e lo strumento più efficace di umanizzazione e di personalizzazione
della società: essa collabora in un modo originale e profondo alla costruzione
del mondo, rendendo possibile una vita propriamente umana, in particolare custodendo
e trasmettendo le virtù e i "valori". Come scrive il concilio
Vaticano II, nella famiglia "le diverse generazioni si incontrano e si
aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa
e a comporre i diritti delle persone con le altre esigenze della vita sociale".
Di conseguenza, di fronte ad una società che rischia di essere sempre
più spersonalizzata e massificata, e quindi disumana e disumanizzante,
con le risultanze negative di tante forme di "evasione" - come sono,
ad esempio, l'alcoolismo, la droga e lo stesso terrorismo -, la famiglia possiede
e sprigiona ancora oggi energie formidabili capaci di strappare l'uomo dall'anonimato,
di mantenerlo cosciente della sua dignità personale, di arricchirlo di
profonda umanità e di inserirlo attivamente con la sua unicità
e irripetibilità nel tessuto della società.
Compito sociale e politico
44. Il compito sociale della famiglia non può certo fermarsi all'opera
procreativa ed educativa, anche se trova in essa la sua prima ed insostituibile
forma di espressione.
Le famiglie, sia singole che associate, possono e devono pertanto dedicarsi
a molteplici opere di servizio sociale, specialmente a vantaggio dei poveri,
e comunque di tutte quelle persone e situazioni che l'organizzazione previdenziale
e assistenziale delle pubbliche autorità non riesce a raggiungere.
Il contributo sociale della famiglia ha una sua originalità, che domanda
di essere meglio conosciuta e più decisamente favorita, soprattutto man
mano che i figli crescono, coinvolgendo di fatto il più possibile tutti
i membri.
In particolare è da rilevare l'importanza sempre più grande che
nella nostra società assume l'ospitalità, in tutte le sue forme,
dall'aprire la porta della propria casa e ancor più del proprio cuore
alle richieste dei fratelli, all'impegno concreto di assicurare ad ogni famiglia
la sua casa, come ambiente naturale che la conserva e la fa crescere. Soprattutto
la famiglia cristiana è chiamata ad ascoltare la raccomandazione dell'apostolo:
"Siate... premurosi nell'ospitalità", e quindi ad attuare,
imitando l'esempio e condividendo la carità di Cristo, l'accoglienza
del fratello bisognoso: "Chi avrà dato anche solo un bicchiere di
acqua fresca ad uno di questi piccoli, perché è mio discepolo,
in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".
Il compito sociale delle famiglie è chiamato ad esprimersi anche in forma
di intervento politico: le famiglie, cioè, devono per prime adoperarsi
affinché le leggi e le istituzioni dello stato non solo non offendano,
ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia.
In tal senso le famiglie devono crescere nella coscienza di essere "protagoniste"
della cosiddetta "politica familiare" e assumersi la responsabilità
di trasformare la società: diversamente le famiglie saranno le prime
vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza. L'appello
del concilio Vaticano II a superare l'etica individualistica ha perciò
valore anche per la famiglia come tale.
La società al servizio della famiglia
45. L'intima connessione tra la famiglia e la società, come esige l'apertura
e la partecipazione della famiglia alla società e al suo sviluppo, così
impone che la società non venga mai meno al suo fondamentale compito
di rispettare e di promuovere la famiglia stessa.
Certamente la famiglia e la società hanno una funzione complementare
nella difesa e nella promozione del bene di tutti gli uomini e di ogni uomo.
Ma la società, e più specificamente lo stato, devono riconoscere
che la famiglia è "una società che gode di un diritto proprio
e primordiale" e quindi nelle loro relazioni con la famiglia sono gravemente
obbligati ad attenersi al principio di sussidiarietà.
In forza di tale principio lo stato non può nè deve sottrarre
alle famiglie quei compiti che esse possono egualmente svolgere bene da sole
o liberamente associate, ma positivamente favorire e sollecitare al massimo
l'iniziativa responsabile delle famiglie. Convinte che il bene della famiglia
costituisce un valore indispensabile e irrinunciabile della comunità
civile, le autorità pubbliche devono fare il possibile per assicurare
alle famiglie tutti quegli aiuti - economici, sociali, educativi, politici,
culturali - di cui hanno bisogno per far fronte in modo umano a tutte le loro
responsabilità.
La carta dei diritti della famiglia
46. L'ideale di una reciproca azione di sostegno e di sviluppo tra la famiglia
e la società si scontra spesso, e in termini assai gravi, con la realtà
di una loro separazione, anzi di una loro contrapposizione.
In effetti, come ha continuamente denunciato il sinodo, la situazione che tantissime
famiglie in diversi paesi incontrano è molto problematica, se non addirittura
decisamente negativa: istituzioni e leggi misconoscono ingiustamente i diritti
inviolabili della famiglia e della stessa persona umana, e la società,
lungi dal porsi al servizio della famiglia, la aggredisce con violenza nei suoi
valori e nelle sue esigenze fondamentali. E così la famiglia che, secondo
il disegno di Dio, è cellula base della società, soggetto di diritti
e doveri prima dello stato e di qualunque altra comunità, si trova ad
essere vittima della società, dei ritardi e delle lentezze dei suoi interventi
e ancor più delle sue palesi ingiustizie.
Per questo la chiesa difende apertamente e fortemente i diritti della famiglia
dalle intollerabili usurpazioni della società e dello stato. In particolare,
i padri sinodali hanno ricordato, tra gli altri, i seguenti diritti della famiglia:
- di esistere e di progredire come famiglia, cioè il diritto di ogni
uomo, specialmente anche se povero, a fondare una famiglia e ad avere i mezzi
adeguati per sostenerla;
- di esercitare la propria responsabilità nell'ambito della trasmissione
della vita e di educare i figli;
- dell'intimità della vita coniugale e familiare;
- della stabilità del vincolo e dell'istituto matrimoniale;
- di credere e di professare la propria fede, e di diffonderla;
- di educare i figli secondo le proprie tradizioni e valori religiosi e culturali,
con gli strumenti, i mezzi e le istituzioni necessarie;
- di ottenere la sicurezza fisica, sociale, politica, economica, specialmente
dei poveri e degli infermi;
- il diritto all'abitazione adatta a condurre convenientemente la vita familiare;
- di espressione e di rappresentanza davanti alle pubbliche autorità
economiche, sociali e culturali e a quelle inferiori, sia direttamente sia attraverso
associazioni;
- di creare associazioni con altre famiglie e istituzioni, per svolgere in modo
adatto e sollecito il proprio compito;
- di proteggere i minorenni mediante adeguate istituzioni e legislazioni da
medicinali dannosi, dalla pornografia, dall'alcoolismo, ecc.;
- di un onesto svago che favorisca anche i valori della famiglia;
- il diritto degli anziani ad una vita degna e ad una morte dignitosa;
- il diritto di emigrare come famiglie per cercare una vita migliore.
La sede apostolica, accogliendo l'esplicita richiesta del sinodo, avrà
cura di approfondire tali suggerimenti, elaborando una "carta dei diritti
della famiglia" da proporre agli ambienti e alle autorità interessate.
Grazia e responsabilità della famiglia cristiana
47. Il compito sociale proprio di ogni famiglia compete, ad un titolo nuovo
e originale, alla famiglia cristiana, fondata sul sacramento del matrimonio.
Assumendo la realtà umana dell'amore coniugale in tutte le implicazioni,
il sacramento abilita e impegna i coniugi e i genitori cristiani a vivere la
loro vocazione di laici, e pertanto a "cercare il regno di Dio trattando
le cose temporali e ordinandole secondo Dio".
Il compito sociale e politico rientra in quella missione regale o di servizio,
alla quali gli sposi cristiani partecipano in forza del sacramento del matrimonio,
ricevendo ad un tempo un comandamento al quale non possono sottrarsi e una grazia
che li sostiene e li stimola.
In tal modo la famiglia cristiana è chiamata ad offrire a tutti la testimonianza
di una dedizione generosa e disinteressata ai problemi sociali, mediante la
"scelta preferenziale" dei poveri e degli emarginati. Perciò
essa, progredendo nella sequela del Signore mediante una speciale dilezione
verso tutti i poveri, deve avere a cuore specialmente gli affamati, gli indigenti,
gli anziani, gli ammalati, i drogati, i senza famiglia.
Per un nuovo ordine internazionale
48. Di fronte alla dimensione mondiale che oggi caratterizza i vari problemi
sociali, la famiglia vede allargarsi in modo del tutto nuovo il suo compito
verso lo sviluppo della società: si tratta di cooperare anche ad un nuovo
ordine internazionale, perché solo nella solidarietà mondiale
si possono affrontare e risolvere gli enormi e drammatici problemi della giustizia
nel mondo, della libertà dei popoli, della pace dell'umanità.
La comunione spirituale delle famiglie cristiane, radicate nella fede e speranza
comuni e vivificate dalla carità, costituisce un'interiore energia che
origina, diffonde e sviluppa giustizia, riconciliazione, fraternità e
pace tra gli uomini. In quanto "piccola chiesa", la famiglia cristiana
è chiamata, a somiglianza della "grande chiesa", ad essere
segno di unità per il mondo e ad esercitare in tal modo il suo ruolo
profetico testimoniando il regno e la pace di Cristo, verso cui il mondo intero
è in cammino.
Le famiglie cristiane potranno far questo sia mediante la loro opera educativa,
offrendo cioè ai figli un modello di vita fondato sui valori della verità,
della libertà, della giustizia e dell'amore, sia con un attivo e responsabile
impegno per la crescita autenticamente umana della società e delle sue
istituzioni, sia col sostenere in vario modo le associazioni specificamente
dedicate ai problemi dell'ordine internazionale.