DALL’EUCARESTIA,

LA FAMIGLIA CRISTIANA DIVENTA BUONA NOVELLA

PER IL TERZO MILLENNIO

Premessa

Quando si ascolta il tema di una giornata mondiale, o di altre manifestazioni, si può pensare che sia una specie di slogan o un semplice auspicio. Il titolo che si è voluto dare all’incontro di Manila risuona in realtà molto provocatorio. E’ un’affermazione coraggiosa, molto anacronistica, ma proprio per questo profetica. Da una parte sembra l’istituzione più in crisi, oggi e dall’altra, il Papa afferma che in essa è già contenuto il germe di una buona notizia per tutti gli uomini: molto coraggiosa come affermazione.

C’è un’altra particolarità che vorrei sottolineare: nel titolo della giornata viene menzionata espressamente la dimensione cristiana; rimane però secondo me anche vero che la famiglia in sé è buona novella.

Noi stasera ci fondiamo sulla dimensione cristiana della famiglia, ma vorrei far cogliere un messaggio più ampio: tutte queste piccole cellule della società umana rimangono ancora il ‘luogo’ costitutivo ed essenziale perché una società diventi tale.

 

  1. ESSERE CONVOCATI
  2. Mi sembra interessante già sottolineare il fatto in sé: le famiglie sono convocate a Manila; non è solo un raduno ma una consapevolezza da acquisire sempre più: qualcuno ci convoca perché noi abbiamo bisogno di sentirci più ‘popolo’ e perché insieme possiamo fare di meglio.

    Qualcuno si accorge di noi e ci vuole aiutare a prendere consapevolezza di ciò che siamo, ciò che possiamo realmente fare e ciò che possiamo sempre più diventare.

    Allora non importa soltanto essere a Manila oggi: conta sentirsi parte delle famiglie convocate; noi rispondiamo: Presente!! Noi ci siamo e noi ci stiamo. Ecco la risposta che il Papa attende anche da noi.

  3. MA QUALE BUONA NOVELLA??
  4. Guardando oggi la famiglia, con una fotografia realistica vediamo la fatica nella quale essa si trova a vivere, minacciata e bersagliata da ogni parte: al proprio interno per la fatica ad assumere una propria autonomia, identità; fatica ad essere credibile e a diventare un luogo significativo di educazione alla vita. Si sta bene in casa, ci si rimane a lungo, ma con un coinvolgimento non eccessivo, senza che vengano avanzate troppe richieste.

    E dall’esterno una serie di minacce o sfide che sembrano aumentare sempre più: tanti ne parlano ma poche sono le offerte di aiuto vero; molti contano sulla famiglia ma per sfruttarla e non cogliere quel sano principio di sussidiarietà che dovrebbe contraddistinguere un buon rapporto sociale tra entità di carattere diverso.

    Se guardiamo al mondo che ci circonda vediamo tante sofferenze e povertà; in pratica ci domandiamo: di quale buona notizia ha bisogno questo nostro mondo? In quale direzione dovrebbe andare un messaggio di speranza per questa umanità, proprio questa in cui noi oggi viviamo? C’è ancora spazio per la speranza?

  5. Vediamo il nostro mondo preso dal problema dell’inquinamento e dell’autodistruzione: stiamo affogando in mezzo alle conseguenze del nostro stile di vita; un po’ siamo preoccupati e un po’ pensiamo che comunque ‘qualcosa’, ‘qualcuno’ inventerà, prima o poi.
  6. Vediamo il nostro mondo alle prese con la fame e l’ingiustizia, due elementi che camminano insieme: le risorse non sono certamente distribuite in modo equo tra gli abitanti della terra. Siamo consapevoli che il problema non è facilissimo, ma vediamo anche non si fa molto per affrontarlo.
  7. Vediamo la fatica del nostro mondo nell’affrontare l’integrazione tra le razze, le culture e le persone; è notevolmente aumentata la mobilità delle persone, c’è un naturale movimento di popoli verso le aree più tranquille e benestanti, ma a questo non è corrisposta un’adeguata educazione alla convivenza ed alla fraternità.
  8. Vediamo le giovani generazioni faticare nel porsi degli obiettivi che non siamo puramente terreni a scapito di ideali più alti e oggettivi.
  9. Vediamo che i nostri giovani rimandano sempre di più le scelte definitive e fanno fatica a dire un ‘per sempre’.
  10. Vediamo come alla famiglia sia lasciato poco spazio educativo, cioè come si invochi un’educazione che, con la scusa della libertà personale, non abbia il coraggio di porre dei validi punti di riferimento.
  11. Di fronte a tutto questo, come può la famiglia essere buona novella? Ci vuole solo il coraggio di un Papa per poterlo affermare e la sua fede per poterlo vedere!!

  12. LA FAMIGLIA E’ BUONA NOVELLA IN SE STESSA
  13. Quello che ora vorrei trasmettere è la convinzione che la famiglia, in quanto tale, proprio perché è famiglia, se crede a ciò che è, ha già in se stessa degli elementi e delle caratteristiche che possono diventare segno di speranza per il futuro. Quali possono essere queste caratteristiche?

  14. La prima buona notizia che è insita nella vita della famiglia è quella della vita. E’ il luogo originario, naturale, fondamentale per il desiderio, la nascita, la crescita e la difesa ad oltranza della vita umana. Abbiamo ascoltato il messaggio dei Vescovi per la prossima Domenica: della vita non si fa mercato; la vita in famiglia è gratuitamente accolta e accompagnata. E’ assurdo pensare alla vita collegandola ad un guadagno, ad una proprietà, ad una forma qualsiasi di interesse, fosse anche parzialmente positivo: la vita è dono in sé e non può mai essere pensata in funzione di qualcos’altro. Nel contesto familiare la vita è dono ed è significativa in se stessa, senza aver bisogno di un’ulteriore motivazione per esistere.
  15. Ancora la famiglia è buona notizia per la sua capacità di essere feconda anche al di là della vita fisica. In lei si realizza la continuità dell’opera creatrice di Dio. La famiglia ha gli strumenti per ‘creare’ qualcosa di nuovo; non è certo una cosa facile o immediata, ma sappiamo quanto anche dalle scelte delle famiglie, a volte si prenda spunto per proposte di tipo commerciale o culturale (e purtroppo anche dalle non-scelte, cioè dalla incapacità di prendere posizione o di lasciarsi trasportare da quanto decidono altri). Noi siamo però convinti che le scelte delle famiglie possono rappresentare la vera novità che può far cambiare certe cattive abitudini o certe ‘assenze ingiustificate’. In questo senso è importante anche che le famiglie si possano mettere insieme per diventare sempre più sostenute nelle proprie scelte e possano essere maggiormente significative anche di fronte al mondo. Su questa convinzione si basa anche l’opera del FORUM delle Associazioni Familiari che col passare del tempo acquista sempre più spazio nel suo ambito sociale/politico. Questa regola si può pensare di estenderla anche ad altre dimensioni della vita, da quella culturale a quella religiosa.
  16. Un’altra buona notizia legata all’esistenza stessa della famiglia è la capacità di creare, anche se con fatica, legami di comunione. La famiglia si fonda sulla vocazione dell’uomo alla relazione: "Non è bene che l’uomo sia solo" (Gen. 2, 18); su questa verità fondamentale si costruisce la relazione di coppia e da questa prendono spunto anche tutte le altre relazioni familiari ed esterne: si scommette sul fatto che è meglio affrontare le varie situazioni insieme, piuttosto che da soli; si è convinti che il confronto porta ad una verità maggiore, rispetto all’arroccarsi sulle proprie posizioni; ci si sposa nella consapevolezza che una relazione qualitativamente significativa dà un tono ed una profondità all’esistenza che una persona da sola non riesce a dare, perché l’uomo è stato pensato da Dio maschio e femmina. Partendo da questa convinzione anche il nostro Vescovo al n. 52 della sua ultima lettera pastorale ha chiesto alle famiglie di diventare strumento della nuova evangelizzazione tessendo nuove relazioni che siano veramente capillari sul territorio: le famiglie soggetto nella costruzione di queste nuove relazioni, aprendo la loro casa e mettendosi in dialogo con i propri vicini.
  17. Un ultimo ambito (di quelli che io ricordo, ma ce ne possono essere altri) in cui la famiglia è in sé buona notizia lo accogliamo dalla sua identità cristiana: essa è buona notizia dell’amore perenne di Dio per l’umanità che Egli ha congiunto a sé con le nozze eterne del Figlio. In virtù del sacramento in cui gli sposi si sono scambiati il dono dello Spirito, essi sono nel mondo il segno e lo strumento vivente perché l’amore di Dio si renda visibile ed operante. Questo è un dono che rimane indissolubilmente presente nella coppia, anche al di là di una consapevolezza che nel tempo a volte varia. In tal senso la presenza dei gruppi sposi nelle varie realtà parrocchiali può rappresentare una valido aiuto, proprio nella riscoperta della consapevolezza di ciò che già è realtà sacramentale ma non ancora recepita nella quotidianità della vita.Anche nella vita ecclesiale essere portatori del ministero coniugale è una ricchezza non indifferente: tutta la Chiesa ha certamente bisogno di qualcuno renda esplicito il patto eterno di amore di Dio con il suo popolo e l’amore coniugale ne è un’incarnazione efficace. Facciamo sì che questa bella notizia risuoni dentro di noi, nelle nostre coppie perché possa poi trapelare anche all’esterno.
  18. Queste sono alcune ‘buone novelle’ che la famiglia possiede, una ricchezza tipicamente sua, da valorizzare ed incrementare con tutti gli strumenti che già possono essere a nostra disposizione.
  19. DALL’EUCARISTIA LA SUA FORZA
  20. Ora cerchiamo di cogliere come, per le famiglie cristiane, l’Eucaristia rappresenti la fonte più importante a cui attingere per attuare la propria vocazione ed essere buona notizia.

  21. Nell’Eucaristia viviamo continuamente l’esperienza dell’essere convocati; lo ricordavo anche all’inizio: se qualcuno ci chiama ciò significa che siamo importanti per Lui e che il compierle insieme ha un valore diverso che non semplicemente in modo individuale. L’Eucaristia ci aiuta ad essere popolo, a camminare insieme; l’Eucaristia presuppone la comunione, pena la sua invalidità, e questo, anche se da una parte è un risultato sempre da raggiungere, rafforza la consapevolezza che la comunione è la condizione per essere credibili ed efficaci come cristiani e come coppie. Il doverci radunare ogni domenica nell’unica chiesa ci costringe ad accogliere chi ci sta di fianco e a scoprire i doni che sono presenti nell’intero corpo di Cristo.
  22. Nell’Eucaristia la Parola di Dio è a noi proclamata; ci sentiamo coinvolti in 2 aspetti: Dio ci conferma la fiducia chiamandoci ad una comunione che non si manifesta solo nello stare insieme ma anche nel dirci il suo pensiero, nel renderci partecipi della sua volontà come veri figli; inoltre in questa proclamazione conosciamo un Padre che ha cura di noi e illumina il nostro quotidiano cammino, sapendo che abbiamo bisogno di luce e forza per discernere e rimanere nella sua volontà (cioè nel vero bene). Una Parola che possiamo anche leggere in modo individuale, ma che trova la sua piena comprensione solo in una lettura ecclesiale. Una Parola che ci aiuta anche ad avere dei criteri per una lettura credente della realtà: qualsiasi episodio, anche della storia, può essere letto da vari punti di vista; perché dobbiamo sempre subire quelli degli altri attraverso i media?? Ritrovarci ogni domenica come attenti ascoltatori della Parola, costituisce una fonte di saggezza e di forza.
  23. Nell’Eucaristia voi concelebrate in quanto comunità, sotto la presidenza del sacerdote, al memoriale dell’Ultima Cena. In questo contesto esercitate, in parte, la caratteristica di quel sacerdozio che è comune a tutti i battezzati; sull’altare offrite la vostra vita di famiglia perché, unita al sacrificio di Cristo, possa diventare offerta gradita al Padre, per la crescita del regno di Dio e la salvezza dell’umanità. In questo aspetto la famiglia comprende come le sue azioni e le sue scelte non sono sconosciute al Signore ma contribuiscono a formare quel pane che lo Spirito fa diventare Corpo di Cristo, offerto al Padre. L’immagine dei 5 pani e 2 pesci ricordati nella LP del Vescovo esprime bene che, per agire, Dio vuole aver bisogno di noi, del nostro agire e delle nostre povere cose. Cosa sono 5 pani per una folla? Cosa contano le nostre povere opere di fronte al bisogno del mondo e al progetto di Dio di redimere il mondo? Eppure Dio non vuole fare senza di noi ed anche il nostro fare viene assunto come piccolo granello di senape che il Signore è capace di far diventare il più grande tra gli ortaggi. In questa assunzione importante di Dio cerchiamo di cogliere la grandezza delle nostre scelte fatte nel nome di Dio: non è indifferente fare una scelta o l’altra (oppure il non farla). Ciò che facciamo non è indifferente davanti a Dio, non è inutile, non va mai perso!
  24. Nell’Eucaristia noi ci nutriamo del corpo di Cristo; Egli si offre a noi e diventa il modello del nostro modo di amare. Si compiono le parole di S. Paolo agli Efesini: egli ha dato la sua vita per la Chiesa, sua sposa. Noi, in quel momento, riceviamo in dono la sua vita che diventa conferma del suo dono eterno e forza affinché anche la sponsalità di ogni coppia si fondi sul modello di Colui che ha dato se stesso per la sua Sposa: la Chiesa. Su questo valore della teologia sponsale si basa oggi la nuova pastorale familiare, nella quale si riconosce che la condizione di vita sponsale può aiutare tutta la Chiesa a leggere l’esperienza cristiana e a seguire più fedelmente la volontà di Dio.
  25. Nell’Eucaristia, infine, la famiglia è mandata. Nutriti del Corpo di Cristo, non abbiamo concluso la nostra esperienza festiva: usciamo dalla celebrazione con una consapevolezza, abbiamo una missione; quel Dio che noi abbiamo incontrato, conosciuto, toccato e mangiato ora non lo possiamo tenere solo dentro di noi, ma chiede di essere portato. Ci saranno tanti luoghi che noi frequentiamo durante la settimana, ci saranno tante persone che noi incontreremo per i motivi più disparati: in quei luoghi, in quegl’incontri non possiamo non dire ciò che siamo diventati a causa dell’Eucaristia che abbiamo celebrato. Ma attenzione: non si tratta di avere una semplice ambasceria da trasmettere: dobbiamo dire ciò che siamo e che siamo diventati perché Egli ci ha trasformati!
  26. La famiglia cristiana, dunque, trova nell’incontro eucaristico un appuntamento irrinunciabile per essere e rimanere segno e strumento visibile dell’amore incarnato di Dio e quindi segno di speranza per l’umanità.

  27. COME ESSERE ‘BUONA NOVELLA’ OGGI

Naturalmente il cammino che ci è chiesto passa principalmente attraverso quanto il Papa oggi ha indicato; (non so se lo so già) Lui rimane il punto di riferimento essenziale: quanto dirò penso comunque che non sia in contrasto ma che possa in qualche modo incarnare quelle indicazioni generali che da lui possono venirci

  1. Famiglia, credi a ciò che sei. E’ l’affermazione del Papa del 20 ottobre 2001, a commento e in continuità di quanto affermava nella FC (Famiglia diventa ciò che sei). Il punto di partenza mi sembra essere proprio questo: c’è già una realtà esistente a cui possiamo riferirci perché non sono date a caso ma, come ogni dono, dato per essere messo a frutto. In particolare mi riferisco a quella bella espressione del Vat.II°: Famiglia = "Chiesa domestica". Per provare a tradurre questa espressione possiamo dire: ogni famiglia che vuole vivere pienamente la sua vocazione, mantenendo un radicale legame con la Comunità cristiana, può sentirsi luogo importante di vita cristiana, perché in essa si prega, si ascolta la Parola, si vive l’amore, si accoglie il mandato missionario destinato al mondo circostante. Non è una chiesa autonoma, ma è una piccola espressione della chiesa nella misura in cui riesce ad essere in comunione con la Comunità Cristiana.
  2. Famiglia tu sei non solo oggetto di attenzioni pastorali ma sei soggetto essenziale della nuova evangelizzazione. Anche in questa espressione mi sembra di non discostarmi da quanto già affermato dal magistero pontificio e locale. In modo particolare volevo però sottolineare i luoghi, i metodi e i destinatari privilegiati di questa azione pastorale: credo che debbano essere quelli più tipici e naturali per le famiglie stesse. I luoghi sono quelli che comunemente si frequentano: la famiglia stessa, i vicini di casa, il lavoro, la scuola, il tempo libero, gli svaghi, le vacanze. Riguardo invece ai metodi possiamo dire che è importante non copiare vecchi metodi ecclesiastici: intendo dire che non mi sembra più opportuno fare ‘delle prediche’ ma dare testimonianza, con quanto si fa e con motivazioni chiare ed esplicite del nostro agire. In questo senso non è necessario avere dei requisiti particolari se non la chiarezza del proprio agire e la consapevolezza di ciò che si vuole vivere. Infine per quanto riguarda gli ambiti a cui rivolgere particolarmente la propria attenzione mi sembra importante cogliere quelli a cui si è, per stato di vita, più legati: la vita di coppia, l’educazione alla vita e alla fede, la relazione. Anche la difesa del creato può diventare oggetto di annuncio del Dio creatore. In questo modo facciamo cultura cristiana.
  3. Famiglia, vivi delle buone relazioni, al tuo interno per viverle anche all’esterno. Anche questo compito è già stato espresso dal nostro Vescovo. Su questo siamo credo facilmente d’accordo, ma vorrei sottolineare l’importanza che ciò diventi una scelta irrinunciabile: al proprio interno per non nascondere incomprensioni e silenzi; all’esterno per contribuire in ogni occasione per distendere gli animi e favorire ogni forma di dialogo possibile. In un contesto di difficoltà di integrazione tra culture e di guerre giustificate la testimonianza della comunione può diventare espressione del proprio sentirsi operatori di pace.
  4. Famiglia, gioisci e rendi grazie! In un mondo oppresso dalle preoccupazioni e gli affanni che si è creato la famiglia cristiana mi sembra oggi chiamata a diventare segno di speranza e di sano ottimismo, non perché nasconde il suo volto sotto la sabbia, ma perché sa di poter contare su un aiuto che viene dall’alto. Noi ringraziamo Colui dal quale proviene ogni vero amore, ogni dono perfetto; sappiamo che c’è un futuro e che dipende anche da noi costruirlo in modo più positivo. Bando dunque alla rassegnazione! Fuggiamo ogni idea di piangerci addosso: non serve! Abbiamo ancora tante carte da giocare, non lasciamo che siano semplicemente gli altri a decidere o ancor peggio che siano coloro che non decidono a far andare avanti le cose di questo mondo. Mettiamoci in prima linea, senza paura, perché noi, in quanto famiglie, abbiamo tutte le carte in regola per dire la nostra.

CONCLUSIONE

L’annuncio che stasera vogliamo far risuonare per noi e per tutte le famiglie di buona volontà, anche per quelle che non si riconoscono in un progetto di vita cristiano ma cercano ideali positivi, è questo: Famiglia, il mondo conta su di te! Il mondo ha bisogno di te, se non perdi la tua identità, se ti presenti per quello che sei e non hai paura di rivendicare il pieno diritto di cittadinanza in questo mondo, anzi sei un’àncora di salvezza e di speranza per tutta l’umanità! CORAGGIO!!