ELEZIONI: LE PROPOSTE DEL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI

Domenica 13 maggio gli italiani saranno chiamati ad eleggere i nuovi deputati e senatori. Il Forum delle Associazioni Familiari, che rappresenta tre milioni e mezzo di famiglie italiane, e che in questi anni è divenuto - in modo rigorosamente indipendente da tutti gli schieramenti politici - un interlocutore stabile, puntuale, rigoroso del governo e dei numerosi parlamentari che hanno accettato di partecipare al tavolo permanente appositamente costituito, si sente particolarmente coinvolto da questo appuntamento elettorale. Perché?

Perché siamo convinti che la questione famiglia non sia un aspetto secondario della vita degli italiani: è in larga misura nella famiglia che si costruiscono i destini degli abitanti di questo Paese, è in famiglia che si formano i cittadini di domani, è la qualità della vita familiare che determina la qualità della vita dell’intera società. Una famiglia "che funziona" è garanzia anche del buon funzionamento di tutte le istituzioni sociali, politiche, economiche, educative della società, alle quali non può mancare - pena il loro fallimento o la loro scarsa efficacia - il contributo essenziale derivato da questa scuola insostituibile di umanità e di relazionalità che è la famiglia.

La famiglia non è un mero fatto privato dei singoli individui: essa si situa al cuore della costruzione della società, la condiziona e ne è condizionata. Lo diciamo a chiare lettere: la famiglia non è una questione cattolica, quasi che essa fosse semplicemente la specifica forma di convivenza dei credenti, come molti vorrebbero far credere. Essa riguarda tutti i cittadini, e per questo va affrontata con argomenti razionali, con chiarezza e serietà di analisi in tutti i suoi risvolti, giuridici, psicologici, sociologici, economici ed anche - perché no - politici. Per questo, intendiamo rivolgere a tutti gli elettori un appello: andando a votare, tenete conto anche e soprattutto della posizione che i candidati assumeranno nei riguardi di quella che abbiamo chiamato vertenza famiglia a prescindere dagli schieramenti e dalle appartenenze.

Per realizzare l’obbiettivo di contribuire ad un voto veramente libero, perché pienamente consapevole, abbiamo individuato alcuni temi particolarmente urgenti e abbiamo formulato proposte che non consentano risposte equivoche e evasive. Anche se il nuovo Parlamento dovrà affrontare altri problemi, pensiamo che quelli da noi proposti siano decisivi.

Allo stesso modo chiediamo ai candidati alle prossime elezioni di prendere posizione sulle questioni da noi proposte sottoscrivendo, se lo condividono, questo manifesto. La loro eventuale adesione sarà resa pubblica e comunicata alle famiglie aderenti alle associazioni che costituiscono il Forum.

Nel corso della prossima legislatura verificheremo che i firmatari si impegnino seriamente e concretamente per raggiungere questi obbiettivi, a partire da:

* una consapevolezza forte - che chiederemo di manifestare e confermare in ogni occasione - del ruolo sociale imprescindibile della famiglia

* una reale disponibilità a farsi carico dei punti di vista delle famiglie e delle loro associazioni ben al di là degli schieramenti partitici

* una visione della politica che non si faccia ingabbiare da sterili e datate contrapposizioni ideologiche.

Questi sono i parlamentari con i quali intendiamo collaborare nel prossimo futuro: persone coscienti del fatto che il rispetto per le differenti opinioni non può diventare l’annullamento di ogni riferimento valoriale, laicamente e razionalmente studiato, difeso e promosso. Per il bene di tutta la società.

PRIMA DI TUTTO LA FAMIGLIA

L’articolo 29 della nostra Costituzione afferma: "La Repubblica riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio". Il testo normativo fondamentale del nostro Paese ci dice quindi che il matrimonio e la famiglia sono istituzioni naturali ed originarie, che precedono la potestà normativa dello Stato.

Deve essere ben chiaro che la famiglia fondata sul matrimonio - cioè su un vincolo di natura pubblica, responsabilmente assunto anche nei confronti della collettività - riveste un interesse sociale e costituisce il nucleo fondamentale della società e dello Stato. Non è un istituto esclusivamente privatistico, ma uno snodo fondamentale tra la persona e la società. Le variazioni dello statuto familiare, che non a caso comporterebbero la variazione della nostra Costituzione, non sono quindi ininfluenti sulla visione che la società ha di se stessa e delle relazioni fra i suoi membri. Nella famiglia c’è un di più di stabilità e di dichiarata obbligazione sociale che va giuridicamente e socialmente premiata, senza che questo significhi disprezzare o penalizzare le altre forme di convivenza.

 

SI

Ö al riconoscimento e alla difesa del valore sociale della famiglia fondata sul matrimonio

Ö alla chiara e inequivocabile distinzione che la nostra Costituzione pone tra la famiglia e le altre formazioni sociali

Ö a politiche familiari che promuovono la piena realizzazione dei cittadini attraverso la relazione familiare

Ö all’eliminazione nell’educazione dei figli di ogni discriminazione tra i genitori separati

Ö a provvedimenti concreti che portino alla soluzione dei problemi posti da forme di convivenza diverse dalla famiglia

NO

Ö all’equiparazione delle convivenze con l’istituto matrimoniale

Ö a una visione riduttiva della famiglia che la relega esclusivamente nel privato, quasi fosse una scelta puramente personale, ininfluente per la società

 

IL DIRITTO ALLA VITA

La prossima legislatura vedrà al centro del dibattito la bioetica, in quanto non sono più rinviabili le decisioni politiche e legislative sui problemi che proprio nell’ultimo anno si sono addensati: procreazione artificiale, clonazione, aborto chimico, eutanasia.

Il Forum delle Associazioni Familiari indica come criterio primario e decisivo nelle scelte in questo campo la formula già proposta in passato: prima di tutto il bambino.

Tutte le questioni di bioetica possono essere risolte in modo corretto e rispettoso dei diritti dell’uomo se ad ogni essere umano fin dal concepimento viene riconosciuta per legge la qualità di soggetto titolare di diritti (capacità giuridica) e non di cosa, oggetto di diritto.

Perciò, la riproposizione e l’approvazione della proposta popolare che attribuisce la capacità giuridica ad ogni uomo fin dal concepimento è il primo criterio di scelta del Forum, perché esso comprende le soluzioni di ogni altro problema, non solo bioetico, e stabilisce il corretto fondamento per costruire una società veramente libera, giusta, solidale, pacifica.

SI

Ö al principio di uguaglianza in dignità e diritti di tutti gli esseri umani dal primo istante del concepimento al termine naturale della vita

Ö al riconoscimento della soggettività giuridica dell’embrione umano fin dal concepimento

Ö ad una regolamentazione della fecondazione artificiale ispirata primariamente al diritto alla vita, alla famiglia, all’identità di ogni concepito

Ö ad una riforma della legge sull’aborto capace di aiutare le madri e le famiglie ad accogliere i figli


NO

Ö a qualsiasi sperimentazione sull’embrione che non sia utile alla vita e alla salute dello stesso embrione sottoposto a sperimentazione

Ö ad ogni forma di aborto anche se chimico e mascherato come contraccettivo

QUALE LAVORO PER QUALE FAMIGLIA

La famiglia è, al tempo stesso, una comunità resa possibile dal lavoro e la prima, interna scuola di lavoro per ogni uomo. Non è quindi corretta la contrapposizione tra lavoro come spazio non familiare e famiglia come spazio del non lavoro, sia perché il lavoro cosiddetto esterno è valore nel vivo della società, sia soprattutto perché la vita stessa della famiglia si costruisce grazie al lavoro familiare svolto dai propri membri, ricchezza mai contabilizzata nei dati sull’economia nazionale, ma risorsa primaria nella vita quotidiana delle persone, capace di qualificare la famiglia e la società.

Il nostro contesto socio-economico pone spesso le persone, e più frequentemente le donne, di fronte a dilemmi difficili, a scelte drammatiche tra "essere in casa" oppure "lavorare fuori casa". Purtroppo le risposte a questi dilemmi sono in genere a carico delle singole famiglie, e il contesto esterno offre pochissime soluzioni. Alla donna resta il problema del doppio (o triplo) ruolo: lavoratrice, ma anche figura di riferimento per il sistema relazionale familiare e soprattutto principale fornitrice di cura e assistenza agli altri membri della famiglia.

La rigidità dei modelli organizzativi e produttivi del nostro Paese penalizza pesantemente le persone che entrano e agiscono nel mercato del lavoro con carichi familiari. Di fatto l’organizzazione del lavoro e dei tempi impedisce, alla maggior parte delle persone, di contemperare il fronte lavorativo e quello familiare, impegni di cura e impegni professionali. E’ necessario allora uno sforzo di fantasia e di creatività, ma soprattutto un pensiero diverso sulle "risorse umane", capace di uscire dal paradigma classico di subordinazione della persona all’assetto organizzativo della produzione, per inventare nuove forme di organizzazione del lavoro.

SI

Ö ad una flessibilità che sia per le persone e non per il profitto

Ö alla generalizzazione del lavoro part-time

Ö alla facilitazione dei percorsi di entrata-uscita dal mercato del lavoro, prevedendo forme di flessibilità lavorativa legate ai carichi familiari

Ö a servizi e orari che tengano conto dei tempi della famiglia e delle sue esigenze quotidiane, al fine di conciliare responsabilità familiari e partecipazione al mercato del lavoro

Ö al riconoscimento del lavoro familiare, garantendo alle persone impegnate in esso condizioni previdenziali eque

Ö alla tutela delle famiglie dei lavoratori stranieri, senza discriminazioni nella fruizione di diritti e servizi


NO

Ö alla svalutazione del lavoro di cura intrafamiliare

Ö agli ostacoli all’applicazione della normativa sui congedi parentali

Ö ad una organizzazione dei tempi di lavoro che ignora la famiglia

Ö ad una flessibilità che riconosce come unica finalità la ricerca del profitto

Ö alla precarietà come unica modalità di ingresso nel mondo del lavoro per le giovani generazioni

PER UNA SCUOLA LIBERA E PARTECIPATA

Il Forum delle Associazioni Familiari si è schierato da tempo per una radicale e coraggiosa riforma del sistema educativo italiano, che non si limiti ad un semplice decentramento amministrativo e ad una modifica dei cicli scolastici e delle materie di insegnamento. E’ giunto il momento di allineare le nostre scuole a quelle degli altri Paesi europei, cancellando l’anacronistica contrapposizione ideologica tra scuola pubblica e scuola privata e riportando le famiglie al loro ruolo di primi educatori dei figli, e quindi di protagonisti nella scuola – insieme ai docenti ed agli studenti – come sancito dalla Costituzione italiana.

Per realizzare questo obbiettivo, il Forum ha pubblicato il documento Per una riforma del sistema formativo italiano. La proposta delle associazioni familiari, in cui si propone di configurare un Servizio Pubblico Nazionale Integrato, costituito da istituti di istruzione e formazione a gestione statale e non statale, rispondenti a requisiti di qualità e a contenuti culturali fissati dallo Stato, ma con l’effettiva libertà di stabilire i propri progetti educativi ai quali ogni cittadino possa accedere con scelta veramente libera. Di conseguenza, dovrà essere eliminata ogni discriminazione economica tra gli studenti che accedono a qualsiasi istituto del Sistema Nazionale di Istruzione, mediante forme di finanziamento alle famiglie ed alle persone che consentano di attribuire ad ogni bambino del nostro Paese un "patrimonio educativo", a copertura dei costi che dovrà effettivamente affrontare lungo tutto il corso dei suoi studi.

SI

Ö al riconoscimento del ruolo della famiglia nel sistema formativo italiano

Ö all’effettiva libertà di scelta educativa dei genitori, senza penalizzazioni economiche

Ö al pluralismo nella gestione della scuola pubblica, statale e non statale

Ö ad una radicale riforma del sistema formativo nazionale, che metta in grado la scuola di migliorare la propria offerta formativa in relazione alle esigenze degli allievi e delle famiglie

Ö ad organi collegiali veramente rappresentativi, che diano un peso reale ai genitori


NO

Ö alla contrapposizione ideologica pubblico/privato

Ö al centralismo statale nella gestione degli istituti di istruzione che svolgono un servizio pubblico

Ö all’estromissione delle famiglie dalla funzione educativa della scuola

UNA VERA GIUSTIZIA FISCALE

L’articolo 53 della Costituzione italiana, che prevede il dovere di contribuire alle spese pubbliche in rapporto alla propria capacità contributiva, viene palesemente contraddetto dall’attuale sistema fiscale, che persevera nel non voler considerare in modo adeguato la diminuzione di capacità contributiva derivante dall’avere figli a carico.

Lo Stato - che riconosce la dignità della persona come massimo valore sociale e giuridico e tutela la famiglia - non può porre sullo stesso piano i costi per il mantenimento dei figli e quelli per la soddisfazione di altre esigenze private; di conseguenza non può attingere ai mezzi economici indispensabili per il mantenimento dei figli. Il principio della capacità contributiva, affermato dalla Costituzione italiana, significa che la ricchezza pertinente ai minimi vitali personali e familiari costituisce reddito non disponibile per l’imposizione fiscale.

A partire da queste considerazioni il Forum ha avanzato una proposta di riforma del sistema fiscale: il basic income familiare. Con il basic income familiare il reddito imponibile si calcola sottraendo dal reddito percepito il reddito minimo necessario al mantenimento dei componenti del nucleo familiare. Oggi si potrebbe stimare il reddito minimo vitale annuo per ogni persona in 8 milioni di lire, cifra intermedia tra il reddito massimo dei familiari a carico (5,5 milioni) e il reddito minimo esente da tassazione (circa 12 milioni), e pari all’incirca all’ammontare dell’assegno sociale.

SI

Ö a una riforma del sistema fiscale italiano che valuti in modo equo i carichi familiari

Ö al riconoscimento del ruolo sociale della funzione procreativa ed educativa della famiglia

Ö alla detrazione del minimo vitale dal reddito imponibile

Ö ad un utilizzo degli assegni familiari non sostitutivo ma integrativo dell’equità fiscale


NO

Ö al mancato riconoscimento dei carichi familiari

Ö alla penalizzazione delle famiglie monoreddito

Ö a provvedimenti fiscali generalizzati spacciati come aiuti alle famiglie

...SOTTO IL SEGNO DELLA SUSSIDIARIETA’

I punti elencati finora non esauriscono certo i problemi legati alla vertenza famiglia. Basti pensare alla casa, alla cura dell’infanzia e delle persone disabili, al problema della tossicodipendenza, alle tariffe dei servizi pubblici... Ma c’è una questione che in modo trasversale attraversa tutta la relazione tra la famiglia e la politica: qual è il giusto rapporto tra lo Stato e i cittadini, e soprattutto tra lo Stato e la prima formazione naturale, il nucleo fondamentale costituito dalla famiglia?

Uno dei concetti chiave del sistema democratico è la natura limitata del potere dello Stato: lo Stato è al servizio della società, della quale deve favorire il libero processo di auto-organizzazione. La società precede lo Stato e la famiglia precede la società: in questo, sinteticamente, consiste il principio di sussidiarietà.

Questa soggettività primaria della famiglia e della società implica che ad agire debbano essere i cittadini, le persone "in azione" che sono più vicine al bisogno individuato e segnalato. Quando accade che non si sia capaci di affrontarlo nel modo adeguato, l’aiuto deve essere fornito da altre persone "in azione", che liberamente si costituiscono in associazione a questo scopo. Lo Stato ha il compito di agevolare questo processo di auto-organizzazione della famiglia e della società, attraverso norme giuridiche e politiche concrete che non ne ostacolino l’azione ma la sostengano, la promuovano, la incentivino.

Se la soddisfazione dei bisogni, specie quelli dei più poveri e incapaci, è e resta un interesse/dovere pubblico, ciò non significa che l’intervento debba essere necessariamente statale. Lo Stato può e deve intervenire direttamente per soddisfare questi bisogni solo qualora le strutture intermedie della società, prima fra tutte la famiglia, non siano in grado di svolgere il loro compito o di fatto non lo facciano. Il concetto di pubblico non coincide esclusivamente con quello di statale: i due termini non sono necessariamente sinonimi. Se non si tiene ferma questa distinzione, è inevitabile la trasformazione dello Stato del benessere (il Welfare State) in Stato assistenziale, e la conseguente deresponsabilizzazione della società e moltiplicazione della burocrazia.

SI

Ö al riconoscimento della soggettività sociale della famiglia

Ö all’applicazione del principio di sussidiarietà ogni qualvolta possibile

Ö alla valorizzazione delle risorse interne della famiglia

Ö ai servizi sociali che mettano al centro la famiglia

Ö all’incentivazione delle reti di solidarietà familiare

Ö al riconoscimento e al sostegno delle diverse forme di associazionismo familiare


NO

Ö ad una politica familiare assistenzialista, che vede la famiglia solo come problema

Ö a servizi socio-assistenziali che ignorano i legami familiari

Ö alla penalizzazione delle scelte familiari nel campo della procreazione e della cura dei propri membri, soprattutto i più deboli

Ö ad uno Stato che da un lato si sostituisce ai cittadini e li deresponsabilizza, e dall’altro scarica spesso pesi insopportabili sulle spalle delle famiglie, senza metterle in grado di risolvere i propri problemi con adeguate forme di sostegno