FORUM PROVINCIALE DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI DI REGGIO EMILIA

DOCUMENTO PROGRAMMATICO

"LA FAMIGLIA, PROTAGONISTA DELLA SOCIETÀ CIVILE,
IN RAPPORTO CON LE COMUNITÀ LOCALI"

Premessa

Il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari di Reggio Emilia si propone come organismo di coordinamento tra le associazioni impegnate su vari fronti a sostegno della famiglia, offrendosi come loro portavoce presso le amministrazioni locali per esprimere le esigenze della famiglia e farsene interprete a livello propositivo concreto.

Le associazioni aderenti al Forum, nel ribadire che la famiglia è luogo naturale di crescita della persona, e come tale meritevole di tutela, affermano che essa costituisce un’istituzione centrale per la crescita dell’intera società.

La famiglia è luogo di collegamento tra generazioni e determina i rapporti tra individuo e Stato, produce servizi alla persona, investe e ridistribuisce risorse, realizza reti di solidarietà quotidiana. Pertanto le decisioni e i comportamenti della famiglia sono da considerarsi di natura sociale, oltre che privata, e possono contribuire o meno a rendere la società coesa, proprio nel trasmettere valori di solidarietà. Luogo della vita quotidiana ancora per milioni di cittadini, come soggetto sociale la famiglia ha inalienabili diritti di cittadinanza e, nelle forme associative che liberamente sceglie, dovrebbe costituire un interlocutore valido per le Istituzioni.

Non si può certo negare che molti degli squilibri presenti nella nostra società, soprattutto riguardo le giovani generazioni, nascono da una crisi della famiglia, che non è stata in questi anni aiutata in alcun modo ad affrontare problemi e difficoltà di una società complessa, spesso fondata su un esasperato individualismo. Serve quindi un’efficace azione di promozione, tutela e sostegno sia a livello legislativo che amministrativo. Occorre riconoscere la necessità di una "politica della famiglia", intesa come soggetto referente per la definizione di adeguate politiche sociali. Non si rivelano infatti utili interventi indirizzati a specifiche categorie sociali (donne, anziani, portatori di handicap,…) o a patologie già esplose (disagio giovanile, tossicodipendenze,…), se non viene considerato il "soggetto famiglia" nella sua globalità, in modo da connettere i vari bisogni, per valorizzare e rafforzare il vincolo familiare, attuando così anche una seria prevenzione delle patologie.

Dalla prova dei fatti emerge quindi che occorre abbandonare la tendenza che finalizza i servizi alla tutela di diritti soggettivi, trascurando la famiglia come nucleo formativo. E’ opportuno intraprendere la strada di una politica di rimozione delle cause e dei fattori che generano debolezza nella famiglia, nel suo costituirsi, organizzarsi e crescere.

Promuovere una nuova stagione per le politiche a favore della famiglia è l’impegno che il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari vuole assumersi, in un confronto serio e costruttivo con chi è impegnato a vari livelli nella realtà sociale e politica.

Il quadro di riferimento per tale confronto è delineato, da un lato da quanto già previsto dalle leggi nazionali e regionali e, dall’altro, da quanto in tema di diritti e di compiti della famiglia è affermato con chiarezza e autorevolezza dalla dottrina sociale della Chiesa.

La Legge n. 59/1997 "sul conferimento di funzioni e compiti per la riforma della Pubblica Amministrazione" stabilisce all’art. 4 comma 1:

"Nella materia di cui all’art. 117 della Costituzione, le regioni, in conformità ai singoli ordinamenti regionali, conferiscono alle province, ai comuni e agli altri enti locali tutte le funzioni che non richiedono l’unitario esercizio a livello regionale".

Al comma 3.a dello stesso art. 4 viene richiamato come primo principio fondamentale da osservare nel conferimento di tali funzioni:

"…il principio di sussidiarietà, con l’attribuzione della generalità dei compiti e delle funzioni amministrative ai comuni, alle province e alle comunità montane, secondo le rispettive dimensioni territoriali, associative ed organizzative, con l’esclusione delle sole funzioni incompatibili con le dimensioni medesime, attribuendo le responsabilità pubbliche, anche al fine di favorire l’assolvimento di funzioni e di compiti di rilevanza sociale da parte delle famiglie, associazioni e comunità, all’autorità territorialmente e funzionalmente più vicina ai cittadini interessati".

La Legge Regionale 21 aprile 1999 n. 3 ("Riforma del sistema regionale e locale"), fissa all’art. 2, come primo tra gli obiettivi da perseguire:

"a) la valorizzazione dell’autonomia della società civile e delle formazioni sociali, in attuazione del principio di sussidiarietà;"

Il principio di sussidiarietà costituisce inoltre uno dei capisaldi della dottrina sociale della Chiesa, fin dalla sua formulazione originaria nella "Rerum Novarum" di Leone XIII (1891), essendo stato ribadito da Giovanni Paolo II nella "Centesimus Annus" (1991) con una chiarissima definizione:

"… una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità e aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune".

Si evidenzia così la necessità della stipula di un autentico patto sociale tra enti locali, famiglie, associazioni e comunità nella finalità del perseguimento del bene comune.

La Costituzione della Repubblica Italiana definisce con chiarezza negli art. 29-30-31 i protagonisti e i termini di questo "patto":

Art. 29 – "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio";

Art. 30 – "E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli";

Art. 31 – " La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose".

Il legame profondo tra famiglia e società è ancora una volta riaffermato con autorità dal Magistero della Chiesa ("Familiaris Consortio", 42):

"La famiglia possiede vincoli vitali e organici con la società, perché ne costituisce il fondamento e l’alimento continuo mediante il suo compito di servizio alla vita: dalla famiglia infatti nascono i cittadini e nella famiglia essi trovano la prima scuola di quelle virtù sociali, che sono l’anima della vita e dello sviluppo della società stessa. Così in forza della sua natura e vocazione, lungi dal rinchiudersi in se stessa, la famiglia si apre alle altre famiglie e alla società, assumendo il suo compito sociale".

E’ questo, quindi, il quadro di riferimento che il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari di Reggio E. intende assumere nel porsi in dialogo con gli amministratori locali per fornire il proprio contributo all’elaborazione di politiche regionali, provinciali e comunali che vadano nel senso del sostegno e della valorizzazione della famiglia e del suo ruolo insostituibile nella società.

a) Livello regionale

La Legge Regionale n. 27 del 14 agosto 1989 ("Norme concernenti la realizzazione di politiche di sostegno alle scelte di procreazione ed agli impegni di cura verso i figli") ha stabilito nell’ art. 11, nel quadro dei "Servizi alle famiglie, alla donna e all’infanzia", che:

"…la Regione promuove e incentiva l’istituzione, in via sperimentale, da parte dei Comuni, di centri per le famiglie con bambini aventi lo scopo di fornire informazioni, mobilitare e raccordare risorse pubbliche e private solidaristiche, favorire iniziative sociali di mutuo aiuto".

Nel corso dell’attuale legislatura sono stati presentati ben sei progetti di legge aventi come scopo la definizione di norme per la promozione ed il sostegno sociale della famiglia:

  • 34/95 (Gilli, Bottazzi, Sabattini, Rivola, Zucca)
  • 48/95 (Zanotti, Amoretti, Bartolini, Bastico, Davoli, Alni)
  • 59/95 (Garagnani)
  • 690/96 (Ridolfi)
  • 781/96 (Bignami, Balboni, Molinari, Tassi)
  • 2399/97 (Garagnani)

I progetti sono da circa 2 anni all’esame della Commissione consiliare per la Sicurezza Sociale, senza arrivare alla proposta di un testo definitivo.

Il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari, in sintonia con il Forum Regionale, che più volte è intervenuto a sollecitare l’adozione di una legge in accordo con i principi sanciti dalla Costituzione, auspica che si arrivi a tale risultato prima della conclusione della legislatura e si propone in quest’ottica come possibile interlocutore ai consiglieri regionali.

Nel frattempo, valuta positivamente la proposta di istituzione di una Consulta regionale per la famiglia, che abbia il potere di esprimere pareri e formulare proposte "in ordine alla predisposizione delle leggi, degli atti di programmazione e di indirizzo regionale che riguardano la politica per la famiglia, nonché in ordine alla loro attuazione".

  1. Livello provinciale
  2. L’Amministrazione Provinciale di Reggio E. ha specificato, tra le sue "impostazioni programmatiche" all’inizio della passata legislatura l’intento di "salvaguardare la famiglia come elemento di base per una società solidale, accogliente, a promozione della vita".

    Essa ha quindi promosso uno studio su "Le famiglie reggiane" nell’ambito della definizione del P.T.C.P. (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale), corredato da un’ampia documentazione statistica, utile come modello da proporre alle comunità locali.

    Risulta anche interessante la sperimentazione di alcune forme di collaborazione tra famiglie e servizi sociali, promossa dalla Provincia nel quadro del progetto "famiglierisorse".

    Nel rispetto del suo ruolo istituzionale, la Provincia può in effetti attivarsi per promuovere, supportare e coordinare indagini più approfondite e mirate sulla situazione delle famiglie nelle diverse realtà comunali, individuando e proponendo anche modalità di intervento a livello sovracomunale.

    In questa prospettiva, il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari è in grado di offrire una potenziale collaborazione sia nell’individuazione delle problematiche da affrontare che nel coordinamento delle "risorse" reperibili da un’adeguata valorizzazione del volontariato sociale e dell’associazionismo familiare su scala provinciale.

  3. Livello comunale

In coerenza con il principio di sussidiarietà spetta comunque all’ente Comune la maggiore responsabilità nell’attivazione di concrete iniziative politiche per la promozione e lo sviluppo dell’istituto familiare e del suo ruolo sociale.

Il Comune di Reggio E. ha attivato un Osservatorio permanente sulle famiglie ed un Centro per le famiglie, aperti alla collaborazione di diversi soggetti, nell’ottica prevalente dell’osservazione dei fenomeni sociali e del miglioramento della qualità dei servizi.

Il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari ritiene che non ci si possa limitare ad una registrazione dei fenomeni di costume che intervengono nella società e che coinvolgono l’istituto familiare, ma che occorra intervenire in primo luogo proprio per consolidare questo istituto di fronte ai fenomeni che tendono a favorirne la disgregazione: non può quindi essere assunto il fenomeno, peraltro ancora limitato, delle cosiddette "famiglie di fatto" come motivo valido per mettere in discussione la definizione di famiglia data dalla nostra Costituzione. E’ a questa "famiglia" che si devono rivolgere le "politiche familiari".

Facendo proprie anche le esperienze maturate presso altri Comuni, in particolare Forlì e Verona, ed utilizzando le proposte concrete avanzate in occasione del 4° Forum Regionale, in particolare il "Progetto Famiglia" del Movimento per i diritti della Famiglia, il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari propone alle Amministrazioni locali della provincia di Reggio E. un "Patto con la famiglia e per la famiglia" basato sui seguenti punti.

 

  1. Collaborazione con le associazioni familiari
  2. Istituire in ogni Comune dove sia possibile una Consulta Comunale della Famiglia, cui partecipino tutte le associazioni di volontariato con sede nel territorio comunale che ne facciano richiesta e che si occupino espressamente di problematiche della famiglia, con un proprio Statuto e Regolamento, come organismo consultivo e propositivo in materia di politiche familiari dell’Amministrazione Comunale.

  3. Centri per le famiglie

In attuazione della Legge Regionale 27/89 e della Legge Nazionale 285/97, aprire in ogni Comune dove sia possibile un Centro per la Famiglia, in un’ottica non assistenzialistica, ma per un’effettiva promozione dell’istituto familiare e delle sue potenzialità.

Il Centro per la Famiglia potrebbe promuovere o sostenere, tra le altre, le seguenti iniziative, avvalendosi ampiamente delle risorse rappresentate dalle associazioni familiari e di volontariato locali:

  • monitoraggio continuo della situazione delle famiglie in ambito comunale;
  • svolgimento sistematico di percorsi formativi rivolti a coppie che si preparano al matrimonio;
  • svolgimento di corsi di formazione permanente per coppie sposate e per genitori;
  • servizio di mediazione familiare per coppie in difficoltà o in crisi allo scopo di contribuire a superare i conflitti;
  • sostegno alle maternità difficili, attraverso l’attività di un Centro di Aiuto alla Vita;
  • servizio di prevenzione del disagio minorile mediante attività di centro di ascolto ed eventuale ricorso ad affidi presso famiglie disponibili, opportunamente selezionate;
  • promozione di servizi di assistenza ai bambini come "baby-sitter" o "mamme di giorno";
  • promozione e gestione di "banche del tempo", aperte al contributo di giovani ed anziani disponibili;
  • promozione di iniziative di accoglienza ed aiuto per famiglie immigrate.
  1. Aiuto alle giovani coppie per la formazione della famiglia

Attivare iniziative che rendano più facile alle giovani coppie la risoluzione del "problema casa" per la formazione di una nuova famiglia.

Al riguardo una Amministrazione Comunale potrebbe:

  • erogare buoni casa o contributi in conto interessi alle giovani coppie (sposate da poco tempo o con intenzione di contrarre matrimonio entro un tempo prestabilito) che intendono acquistare la prima casa;
  • ricorrere alla riserva di alloggi in edifici di proprietà comunale e/o ad agevolazioni alle nuove famiglie nella formazione delle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare e convenzionata;
  • prevedere agevolazioni sugli oneri di urbanizzazione e/o sul costo delle aree alle Imprese che costruiscano nuovi edifici con riserva di una quota di alloggi da affittare o vendere a famiglie di nuova costituzione.

 

  1. Sostegno alla natalità e alla scelta di avere figli

Intervenire con un sostegno pubblico, oltre che con l’attivazione di reti di solidarietà, nei casi in cui una maternità possa comportare gravi problemi di ordine economico o psicologico.

Ad esempio:

  • assegnare un contributo in caso di parto alle donne, di famiglie a basso reddito, che non usufruiscano dei trattamenti di maternità previsti dalla legge;
  • erogare prestiti agevolati o sull’onore a coppie di sposi, o a madri sole, in attesa di un figlio, che si trovino in condizioni di difficoltà economica;
  • promuovere nei consultori un’effettiva azione a sostegno dell’accettazione della maternità.

 

  1. Valorizzazione del ruolo educativo della famiglia, fin dalla prima infanzia

La famiglia è la prima responsabile della crescita e dell’educazione dei figli, quindi anche l’ente pubblico deve tener conto dell’importanza di:

  • incoraggiare la permanenza in casa dei bambini nei primi anni di vita, anche in alternativa all’inserimento nell’asilo nido, prevedendo un eventuale sostegno economico mensile alle madri disposte a ritardare il rientro al lavoro extradomestico, avvalendosi di tutte le agevolazioni di legge;
  • rispettare le scelte educative della famiglia, promuovendo e sostenendo servizi di assistenza all’infanzia anche gestiti direttamente da associazioni di famiglie e da organizzazioni di volontariato;
  • privilegiare, nelle scelte urbanistiche, i bisogni del bambino, con sviluppo di aree per il gioco nei quartieri e nei parchi pubblici e di percorsi protetti dal traffico veicolare;
  • rispettare le scelte educative della famiglia anche in età scolare, riconoscendo la validità di esperienze scolastiche autonome ed autogestite dalle famiglie, senza discriminazioni tra pubblico e privato nell’amministrazione dei fondi per il diritto allo studio.

 

  1. Sostegno alle famiglie con più figli e ai nuclei familiari numerosi

Tenendo conto del fatto che il sistema di tassazione statale, come pure le tariffe applicate per i servizi di primaria necessità (acqua, gas, elettricità, telefono) finiscono per penalizzare le famiglie con più figli, o comunque numerose, soprattutto nel caso di famiglie monoreddito o a basso reddito complessivo, un’Amministrazione Comunale che si proponga di agire concretamente a favore delle famiglie non può fare a meno di progettare sistemi alternativi di applicazione di tasse e tariffe locali.

Si possono dare di seguito alcune indicazioni, che vanno nel senso dell’equità familiare:

  • adottare in ogni caso il criterio del reddito pro-capite del nucleo familiare nell’applicazione delle rette dei servizi scolastici e assistenziali e di tasse e tariffe locali;
  • applicare consistenti riduzioni delle rette scolastiche alle famiglie con più di un figlio frequentante contemporaneamente asili nido e scuole per l’infanzia comunali;
  • ricorrere all’applicazione delle detrazioni consentite dall’I.C.I. per famiglie numerose e/o a basso reddito;
  • applicare tariffe ridotte per la tassa R.S.U. e di altri servizi comunali per famiglie numerose e/o a basso reddito;

 

  1. Aiuto alla permanenza dei "soggetti deboli" nel nucleo familiare

Prevedere tutti quegli aiuti ed interventi che possano favorire le cure a domicilio e la permanenza dei soggetti socialmente deboli, come le persone portatrici di handicap e gli anziani non autosufficienti, nel loro nucleo familiare, oppure in ambienti di tipo familiare, come possibile alternativa al ricovero presso strutture pubbliche.

Si ritiene opportuno:

  • prevedere una serie di aiuti, anche economici (erogazione di contributi, o integrazione di reddito), a favore delle famiglie che volontariamente si prendano cura a domicilio dei membri socialmente più deboli;
  • predisporre ed attuare forme di sostegno economico a favore di chi volontariamente rinunci ad intraprendere attività retribuite autonome o subordinate per provvedere all’assistenza di familiari la cui situazione richiederebbe il ricovero;
  • promuovere forme di assistenza temporanea a domicilio, anche da parte di associazioni familiari o del volontariato, per evitare uno sradicamento del soggetto debole dalla famiglia;
  • predisporre presso i luoghi di cura, sia per l’infanzia che per gli anziani, spazi che consentano il contatto frequente o prolungato con i familiari;
  • prevedere interventi concreti, anche con il coinvolgimento delle associazioni familiari o del volontariato, a sostegno delle famiglie che si trovino ad affrontare al loro interno particolari situazioni di difficoltà e disagio (ad esempio, per casi di tossicodipendenza, disagio psichico, maltrattamenti, ecc…)

Il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari di Reggio E. si dichiara disponibile in ogni momento al dialogo e al confronto con amministrazioni comunali, gruppi consiliari e singoli consiglieri comunali che desiderino avviare un rapporto di collaborazione o approfondire le tematiche in materia di politiche famigliari.

Reggio Emilia, 5 febbraio 2000