AUDIZIONE SUL RIORDINO DEI CICLI SCOLASTICI

4 dicembre 2002

 

 

Partecipazione delle famiglie ed autonomia scolastica

Il Forum da sempre sostiene che i genitori sono i primi e principali educatori dei figli e vede lo scopo principale della scuola nella formazione completa della persona, perché ogni allievo possa tendere al proprio perfezionamento nella libertà, attraverso l’assunzione di tutte le sue responsabilità individuali e sociali.

Inoltre, vede nell’autonomia scolastica la condizione per poter operare e ottenere i suoi scopi istituzionali, precisando come, all’interno delle norme fissate dallo Stato, debbano essere evitate da una parte l’eccessiva ingerenza di un potere centrale che uniformi l’educazione, e dall’altra l’indifferenza di fronte alle esigenze legittime della società.

Il Forum è convinto che le famiglie debbano svolgere un ruolo di primo piano nella costruzione del sistema educativo e formativo di questo Paese e che, pertanto, occorre potenziare la dimensione orientativa della scuola, coinvolgendo attivamente le famiglie e le Associazioni che le rappresentano.

Il disegno di legge approvato dal Senato contiene alcune enunciazioni di principio che ci trovano consenzienti. In particolare:

Tuttavia rileviamo in negativo che le suddette affermazioni sull'importanza del ruolo della famiglia non trovino successivi ed ulteriori richiami nell’articolato, in contraddizione con le tante prese di posizione da parte del Governo e della maggioranza in favore di una soggettività familiare più forte nella società civile.

Il sistema dei cicli

L’anticipo dell’ingresso nel circuito formativo a 5 anni e mezzo e il conseguente anticipo di tutti i passaggi di ciclo, compreso quello delicatissimo che comporta la scelta fra il canale dell’istruzione e quello della formazione, deve essere necessariamente pensato nella prospettiva che il cambiamento non è da poco, ma comporterà una sostanziale modifica di quella che è l’esperienza didattica delle nostre classi attuali, soprattutto per quanto riguarda i docenti, che per la prima volta si troveranno davanti a bambini o ragazzi più giovani di quelli di cui hanno esperienza, e per i piani di studio, che andranno in qualche modo ricalibrati rispetto a questa novità.

In questo senso la scuola dovrebbe sentire come compito ineludibile l'aiuto alle famiglie, perché facciano scelte che siano davvero nell'interesse del bambino e non seguano soltanto una moda. Così come sarà importante fornire strumenti di accompagnamento adeguati per aiutare la scelta della formazione secondaria superiore, che corre il rischio forte, con l’anticipo a 13 anni e mezzo, di essere ancora meno consapevole di quanto non lo sia oggi. Senza predisporre questi accorgimenti, l’anticipo dell’ingresso a scuola potrebbe risultare dannoso.

Ciò premesso ci sembra necessario:

  1. valorizzare e riconoscere la funzione educativa della scuola dell'infanzia, dando a questa esperienza una piena dignità formativa;
  2. intervenire perché il diritto alla frequenza della scuola materna e primaria - per quanto riguarda la sperimentazione - sia assicurato a tutti e non affidato ad eventuali disponibilità degli enti locali e dei dirigenti scolastici;

c. assicurare alle famiglie, che intendano avvalersi della possibilità di anticipare l’età di ingresso nella scuola materna e in quella primaria dei propri figli, la necessaria consulenza e corretta informazione che, nel rispetto dei tempi, della crescita e della maturazione dei bambini indichino il percorso più adatto per ciascun alunno;

d. assicurare tale sostegno a tutte le famiglie, in particolare nei momenti di scelta dei percorsi scolastici, per dare concretezza a quella capacità contrattuale che alle famiglie spetta in quanto soggetti sociali.

e. precisare esattamente, per gli ordini di scuola dopo la materna, le finalità e gli obiettivi. Invece tutto ciò rimane nel vago, con un cenno alla finalità educativa dei cicli scolastici che ci sembra generica e del tutto insoddisfacente.

Diversamente, reputiamo apprezzabile lo sforzo di completezza nella definizione dei suddetti parametri relativi alla scuola materna.

Piani di studio e programmi

Esprimiamo apprezzamento per i richiami più volti espressi nel testo circa l’obiettivo prioritario di una formazione completa della persona dello studente. Riferendosi a quest’ultimo si parla di "promuovere il conseguimento di una formazione morale e spirituale" (art.2, comma 1b), di "educazione allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale"(art.2, comma 1e), di "crescita delle capacità autonome di studio" (art. 2, comma 1f), di "autonoma capacità di giudizio" e "dell’esercizio della responsabilità sociale e personale"(art. 2, comma 1g).

Positiva inoltre la concreta possibilità di riorientamento dell’alunno nel secondo ciclo (sistema dei licei e dell’istruzione e formazione professionale) grazie alla possibilità di cambiare indirizzo all’interno del sistema, così come viene illustrata nell’art. 2, comma 1 lett. "i".

Tuttavia, rimaniamo dubbiosi davanti al fatto che il provvedimento deleghi al Governo la scelta delle percentuali di quota dei Piani di studio da destinare, rispettivamente, allo Stato e alle regioni. Non condividiamo l’idea di una formazione nettamente differente da regione a regione, che creerebbe il pericolo di sistemi di istruzione differenti per qualità a seconda del luogo. Oltretutto riteniamo inaccettabile un’eventuale concessione di competenza esclusiva alle Regioni su tutto ciò che riguarda la scuola, come prefigurato dal ddl costituzionale sulla devoluzione: sentiamo forte il pericolo di una scuola regionale che non può che produrre ingiustizia e danno culturale.

Di conseguenza auspichiamo che, una volta approvato il disegno di legge in via definitiva, nell’adempiere a quanto previsto dall’art. 7 (in particolare alle lettere "a" e "b" del primo comma, che assegnano al Ministro il compito di procedere per decreto "alla individuazione del nucleo essenziale dei piani di studio scolastici per la quota nazionale relativamente agli obiettivi specifici di apprendimento, alle discipline e alle attività costituenti la quota nazionale dei piani di studio, agli orari, ai limiti di flessibilità interni all’organizzazione delle discipline") il Ministro dell’istruzione realizzi un diretto coinvolgimento delle varie componenti della scuola, al fine di individuare con esse i criteri dei suddetti piani di studio. Ci sembra fondamentale ribadire che, nella quota di rappresentanza dei piani di studio, dovrebbe prevalere la parte a carattere nazionale ed essere minoritaria quella a carattere regionale.

Orientamento e Formazione Professionale

Affermata l’opportunità di scelta, da parte degli alunni, dei percorsi di scuola o di formazione professionale, che abbiano pari dignità culturale, educativa e professionale (a partire dal termine della scuola secondaria di 1° grado, con inizio al 14° anno, analogamente a quanto avviene in quasi tutti i Paesi europei), ci sembra urgente sottolineare l’importanza dell’orientamento in un tale contesto di riforma.

La divisione fra i canali del liceo e della formazione professionale nel secondo ciclo richiede un sempre maggior impegno nell'ambito dell'orientamento scolastico e professionale: ci sembra pertanto assolutamente necessario adottare una precisa strategia di sostegno a famiglie e studenti, definendo le linee programmatiche di indirizzo di un sistema nazionale a partire dal Memorandum della Commissione UE, in cui si sottolinea l’importanza di "garantire a tutti un facile accesso all’informazione e ad un orientamento di qualità sulle opportunità di istruzione e formazione in tutta l’Europa e durante tutta la vita".

L’esperienza insegna, e dati empirici lo confermano, che fino ai 14 anni dei giovani chi li influenza in modo decisivo per il loro futuro è la famiglia; successivamente non è decisiva, ma ha sempre una certa influenza, nel bene e nel male. Se questo è vero, non è possibile pensare di abbandonare la famiglia a se stessa e non aiutarla nell’accompagnare il proprio figlio verso la maggiore età.

E’ necessaria una cultura, prima ancora delle normative, che non faccia differenza tra i vari tipi di scuole, che consenta ai ragazzi una scelta serena della scuola che preferiscono senza condizionamenti di alcun tipo e in questa direzione ci si deve muovere per una corretta impostazione dell’orientamento scolastico.

Quanto al tema della Formazione Professionale, resta per noi fondamentale l’esigenza di elevarne la qualità in modo che essa non venga più considerata "di serie B", ma vada finalizzata alla completa formazione della persona ed al conseguimento della qualifica professionale, spendibile nel mercato del lavoro. Raccomandiamo pertanto di attivare un sistema di riconoscimento di crediti formativi, utilizzabili nei percorsi di istruzione e di formazione permanente, e di creare le condizioni necessarie per sviluppare un lavoro di partenariato tra mondo della formazione, mondo delle imprese e mondo dell’Associazionismo giovanile e familiare.

Di conseguenza, ci sembra necessaria la rimozione di tutti quegli ostacoli (culturali, territoriali, organizzativi ecc.) affinché sia possibile per le famiglie esprimere liberamente la loro libertà di scelta educativa, senza vincoli di sorta.

L’esperienza insegna, e dati empirici lo confermano, che fino ai 14 anni dei giovani chi li influenza in modo decisivo per il loro futuro è la famiglia; successivamente non è decisiva, ma ha sempre una certa influenza, nel bene e nel male. Se questo è vero, non è possibile pensare di abbandonare la famiglia a se stessa e non aiutarla nell’accompagnare il proprio figlio verso la maggiore età.

E’ necessaria una cultura, prima ancora delle normative, che non faccia differenza tra i vari tipi di scuole, che consenta ai ragazzi una scelta serena della scuola che preferiscono, senza condizionamenti di alcun tipo, e in questa direzione ci si deve muovere per una corretta impostazione dell’orientamento scolastico.

 

 

 

Sistema nazionale di Valutazione

 

Il controllo e la valutazione degli standards di qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento realizzati da un organo di controllo "terzo", vale a dire l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione (istituito ai sensi della lettera "b", del terzo comma , art. 1 del presente disegno di legge), dovrebbe poter garantire a sufficienza il perseguimento delle finalità generali della riforma senza dover istituire gravami amministrativi supplementari per le istituzioni scolastiche.

Giudichiamo quindi positiva l’istituzione di un organo di controllo che valuti e certifichi, su un piede di parità, la qualità delle istituzioni scolastiche sia statali, sia non statali, tutte appartenenti a un unico sistema dell’istruzione. 

Tuttavia rileviamo in negativo che non è dato a sapere chi comporrà questo Sistema di Valutazione, né quali sono gli standard di qualità richiesti alle scuole. Inoltre, poiché dovrebbe essere valutata la qualità del servizio effettivamente erogato dalla scuola e non la qualità percepita da un ente esterno alla scuola, preposto a valutarla, sarebbe auspicabile avere una sorta di "sistema misto" in cui anche la scuola -in base a criteri oggettivi – sia in grado di valutare sé stessa.

 

Conclusioni

In conclusione, non possiamo tacere due ulteriori questioni che reputiamo di estrema importanza, anche perché il sistema di riforma della scuola deve essere affrontato con un criterio di omogeneità e globalità tale da non reputare marginali i seguenti aspetti:

Siamo nell'impossibilità di conoscere il lavoro del Ministero sull’elaborazione dei "saperi" della nuova scuola. Abbiamo sempre affermato che è fondamentale capire innanzitutto cosa la nuova scuola deciderà di insegnare, quali saranno i fondamenti del suo impianto formativo, e lamentiamo l’assenza di qualunque tipo di coinvolgimento della società civile a questo dibattito. A tal proposito chiediamo di dare maggiore importanza al confronto sui saperi e convocare all’uopo non solo i docenti e gli esperti, ma anche le famiglie e le Associazioni che le rappresentano.

La riforma avviata con questo testo di legge, non potrà ritenersi compiuta, proprio rispetto all’attuazione ed il soddisfacimento di quei principi, criteri ed esigenze tanto importanti e così bene enunciati nel testo stesso e da noi pienamente condivisi, se non prevedendo un emendamento che affermi il superamento dei forti condizionamenti economici che limitano la libertà di scelta educativa dei genitori (vedi punto.2 della nostra proposta allegata) ed una successiva prossima legge che lo attui definitivamente.

Solo così sarà consentito il pieno, libero e responsabile esercizio del diritto-dovere educativo conseguente il primato educativo delle famiglie.

Solo così sarà possibile avere una vera riqualificazione del sistema scolastico pubblico integrato tutto, nelle sue componenti: statale e non statale.

Ciò in ottemperanza alla nostra Costituzione ed in sintonia con una reale laicità dello Stato.

 

Roma, 4 dicembre 2002

Forum della Associazioni familiari

 

 

 

 

PROPOSTE DI EMENDAMENTO

DDL n. 1306

"Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale"