REGIONI E FAMIGLIA: QUALI POLITICHE?

(Documento del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari per le Elezioni Regionali 2000)

Le associazioni familiari protagoniste di un nuovo rapporto tra società civile ed enti locali

In Italia a tutt'oggi la famiglia manca di un'adeguata attenzione da parte del legislatore che riconosca la funzione dei suoi molteplici compiti riproduttivi, educativi, formativi, culturali, di solidarietà e cura. La tendenza legislativa finora più diffusa nel nostro Paese è stata quella di realizzare interventi indirizzati agli individui, intesi come singoli oppure come componenti di "collettivi statistici" (infanzia, donne, anziani, portatori di handicap), prescindendo dalla loro appartenenza ad un particolare contesto familiare e, di conseguenza, trascurando la famiglia nella sua globalità. Pertanto si è ignorato il suo ruolo-guida e la sua centralità nel perseguimento di un nuovo welfare, a partire dal territorio e dalle sue comunità, che diviene invece il punto di partenza per operare un significativo cambiamento di rotta: la soggettività propria della famiglia va riconsiderata, sostenendone il ruolo di soggetto attivo, e non più solo di oggetto, all'interno del sistema dei servizi alla persona.

E' necessario avviare interventi legislativi mirati non tanto ad estendere diritti individuali ma a promuovere i diritti specifici che nascono da una relazione di reciprocità stabile e pubblicamente assunta.

Per parlare di politica familiare è indispensabile che ci sia l'opzione per una forma di famiglia rilevante per le politiche sociali stesse, e che ci sia un'attribuzione di diritti molto specifica a ciò che noi interpretiamo come famiglia; è chiaro che se si estende il concetto di famiglia a tutte le relazioni interpersonali, non si potrà individuare l'interlocutore specifico dei diversi interventi, non si saprà più a chi attribuire quei diritti che scriviamo nella legge, e quindi non potremo più farla decollare dal punto di vista operativo.

Un'altra condizione indispensabile ad autentiche politiche familiari è il riconoscimento del carattere sociale e non meramente privato delle relazioni familiari. E' cioè necessario che l'intervento normativo definisca come socialmente rilevante quello che viene fatto, che viene prodotto all'interno della famiglia e tra le famiglie.

La famiglia e le reti di famiglie producono dei "beni" positivi per tutta la società - che si avvia ad essere sempre più multiculturale - non solo in termini di responsabilità e solidarietà, ma anche in termini economici. Di conseguenza, la Regione deve riconoscere questo contributo, in quanto il benessere che viene prodotto dalla famiglia e dalle famiglie associate è importante per la comunità e per i modelli di convivenza civile.

La scelta allora da parte delle istituzioni pubbliche deve essere quella di avviare politiche di integrazione e non di sostituzione della famiglia e delle funzioni familiari.

Si tratta di avviare politiche non puramente assistenzialistiche, ma di promozione della soggettività propria della famiglia e delle associazioni familiari, ambito di espressione di valori quali la gratuità, l'accoglienza e la capacità di iniziativa.

Applicare il principio di sussidiarietà significa creare tutte le condizioni perché le famiglie possano produrre alloro interno tutti quei servizi educativi e di cura di cui sono state via via espropriate. Una società civile matura è in grado non solo di ricevere ma anche di produrre servizi. In questo contesto, occorre riconoscere la necessità di una "politica della famiglia" intesa come soggetto referente per la definizione di adeguate politiche sociali.

Punti chiave per un intervento dell'ente locale a sostegno della famiglia: elementi che non devono e non possono mancare

I - Una politica per la famiglia non è fatta di interventi di settore, ma si rivolge alla famiglia in quanto tale seguendo il ciclo di vita familiare che esprime bisogni e risorse diverse nel tempo.

Pertanto vanno previsti interventi di:

a - Promozione della formazione delle famiglie, attraverso una serie di servizi di sostegno per le giovani coppie, e interventi anche economici per l'accesso alla prima casa, mediante l'erogazione di "buoni" o contributi in conto interesse, e forme di priorità nell'assegnazione in affitto dell'edilizia popolare e convenzionata.

b - Sostegno delle scelte di paternità e maternità attraverso l'ampliamento delle funzioni consultoriali
e dei servizi per l'infanzia, nonché attraverso aiuti economici a fronte di condizioni di particolare
disagio.

c - Valorizzazione delle responsabilità genitoriali e delle scelte educative attraverso un riassetto dei servizi di educazione e cura secondo il principio di sussidiarietà, riconoscendo alle famiglie l'autonomia effettiva nell'erogazione dei servizi stessi, sia nel campo dell'assistenza alla prima infanzia, che in quello educativo dell'età scolare.

d - Facilitazione delle scelte di inserimento nel mercato del lavoro, con rilancio adeguato della formazione professionale, nonché di reinserimento, prevedendo forme di flessibilità lavorativa legata ai carichi familiari, il riconoscimento del lavoro familiare, e commisurando servizi e orari che tengano conto dei tempi della famiglia, e delle sue esigenze quotidiane.

e - Sostegno alle scelte di cura che prevedono la permanenza in famiglia dei membri deboli (disabili, anziani, ecc.) attraverso aiuti professionali, fornendo servizi di supporto, anche economici, in forma di contributi o agevolazioni, che possano garantire una buona qualità di vita.

II - Una politica per la famiglia non è fatta di interventi assistenziali, ma punta a promuovere e a valorizzare la capacità della famiglia e delle famiglie di autoprodurre i propri servizi sia di formazione che di cura.

Pertanto vanno previsti interventi di:

a - Impulso alle reti informali di solidarietà familiare (gruppi di self-help, mamma di giorno, buon vicinato, ecc.) attraverso campagne di sensibilizzazione, corsi di informazione, reperimento di sedi, ecc.

b - Promozione delle forme di autogestione dei servizi per l'infanzia (nidi-famiglia, asili-nido, scuole materne) attraverso forme di accreditamento del servizio riconoscendogli valenza pubblica.

c - Incentivazione dei luoghi di incontro e socializzazione promossi dalla società civile (spazi-famiglia, centri sociali per giovani ed anziani, oratori, ecc.).

d - Valorizzazione del lavoro di rete che riconosca la pluralità dei soggetti coinvolti e ne ottimizzi le sinergie e che metta in relazione le reti informali con quelle strutturate di servizi.

III - Una politica per le famiglie deve ascoltare la voce delle famiglie e promuovere il ruolo delle associazioni familiari, riconoscendone la reale rappresentanza politica come parti civili che esprimono e tutelano i bisogni, le risorse e i diritti delle famiglie.

Pertanto va prevista la creazione di:

a - Strutture associative tra famiglie, con autonomo potere di rappresentanza presso le amministrazioni pubbliche, tramite appositi organismi insediati presso i Governi locali.

b - Tavoli di confronto paritetici con le Istituzioni pubbliche, dotati non solo di competenze consultive, ma anche di proposta di interventi, di studio e di impulso per quanto riguarda la vita delle famiglie.

c - Tavoli di verifica dell'efficacia degli interventi di settore realizzati, oltre che dello stato di attuazione delle leggi in materia di famiglia.

Conclusione

Va riconosciuta la rappresentanza politica alle famiglie all'interno della Regione, valorizzandone il ruolo progettuale.

In tale quadro di riferimento, il Forum delle Associazioni Familiari, forte della sua rappresentanza di più di 3 milioni di famiglie - attraverso le brevi ma precise linee di questo documento - vuole avviare un confronto sempre più stringente con le istituzioni, per realizzare finalmente in Italia delle strategie di intervento politico che riconoscano e promuovano la famiglia come "protagonista del modello di civilizzazione, in quanto soggetto di mediazione (cellula-base) di una nuova società civile" (P.Paolo Donati)