Come deve essere una politica per la famiglia a livello locale

1. Criteri orientativi


1.1 Quali politiche per quale società

Criterio ispiratore fondativo per il presente documento è l'idea che la qualità e il livello di benessere di una collettività sono determinati dal grado di pro-socialità (orientamento al bene comune) che viene realizzato, sia a livello micro che a livello macro sociale. In altri termini una società è tanto più progredita e sviluppata quanto più le persone individualmente e gli attori sociali collettivamente agiscono per promuovere e perseguire un bene comune, un progetto condiviso al cui interno possa poi trovare adeguata collocazione (e limitazione) anche il benessere di ciascuno. In questo senso i criteri indicati di seguito (sussidiarietà e solidarietà) costituiscono "guida e orientamento" per l'agire sociale, nonché "strumenti di valutazione" del grado di pro-socialità delle singole azioni e scelte individuali e collettive.

Occorre peraltro integrare questi criteri con il riconoscimento della rilevanza sociale della famiglia, intesa come ambito di mediazione tra individuo e società, come spazio privilegiato dell'agire libero delle persone, come elemento costitutivo di base della società (cellula fondamentale), come primo spazio in cui sperimentare l'inevitabile (e possibile) equilibrio tra libertà individuale e bene comune.

1.2 Sussidiarietà: un criterio essenziale per qualificare per le politiche per la famiglia

Riferirsi al principio di sussidiarietà significa che occorre ripartire dalla soggettività, dal protagonismo della famiglia. Quindi non interventi assistenziali, ma interventi che garantiscano questa "sequenza":
- riconoscere
- sostenere
- promuovere/favorire
- aiutare concretamente
- senza sostituirsi ad essa in nome dell'aiuto dato.

Occorre cioè riconoscere la famiglia come soggetto competente a:
a) valutare, farsi carico e dare delle risposte,
b) saper mettere in gioco le proprie risorse e gestire quelle rese disponibili da altri soggetti, attivandole o da riattivare,
c) essere partner degli interventi e non destinatario passivo.

1.3 Solidarietà: un principio promozionale per il protagonismo di ogni famiglia

Il riferimento al principio di solidarietà significa, a sua volta, riproporre la necessità di garantire anche quelle situazioni che non riescono a farsi risorsa a se stesse, che non sono in grado di far fronte alle sfide, ai bisogni, ai deficit eventualmente insorgenti. E' cioè necessario, secondo il principio di solidarietà, che la collettività si faccia carico dei propri membri più deboli, senza tuttavia rinunciare al loro protagonismo, pena l'attivazione di politiche solo assistenziali, che vedono le persone o le famiglie in difficoltà solo come destinatari passivi (assistenzialismo).

Questa accezione di solidarietà deve tuttavia essere strettamente collegata al principio di sussidiarietà; solo da tale connessione, infatti emerge un "principio di responsabilità diffusa" rispetto al bene comune, che chiama in causa tutti, sia gli individui (attivati dalla sussidiarietà), sia la collettività (attivata dalla solidarietà).

 

2. La soggettività sociale della famiglia


2.1 Quale famiglia

Le politiche familiari devono essere indirizzate alla "famiglia in quanto tale", e non a famiglie con problemi; solo in tal modo infatti le politiche familiari sapranno promuovere la famiglia come "cellula fondamentale della società", valorizzandola e sostenendola anche in ottica promozionale e preventiva, senza definire i destinatari secondo "categorie di bisogno" (le famiglie con membri con handicap, le famiglie povere, ecc.).


Si rende però necessario esplicitare che si fa qui riferimento alla "famiglia fondata sul matrimonio" (art. 29 della Costituzione), che cioè stringe con la società, con la collettività un vero e proprio patto, assumendosi responsabilità esplicite di natura pubblica, sociale, e costruendo così un legame caratterizzato da diritti e doveri. Questa è la famiglia che deve essere considerata destinataria delle attenzioni e delle scelte propriamente di "politica familiare locale" (così come a livello nazionale, peraltro). Ciò non vuol dire che non debbano essere attuati altri interventi su situazioni specifiche di difficoltà sociale (figli delle coppie di fatto, diritti degli individui nelle unioni libere, ecc.…), ma che questi possono e devono essere ridefiniti e presi in carico all'interno del quadro della "tutela dei diritti individuali", garantendo naturalmente al contempo il pari trattamento per ogni minore, senza penalizzarlo per la "forma" del suo nucleo familiare di riferimento.


2.2 L'associazionismo familiare

Il protagonismo delle famiglie non si esaurisce nella capacità della singola famiglia di attivarsi in risposta ai propri bisogni o a quelli di altre persone in stato di bisogno (come ad esempio nelle esperienze di affido eterofamiliare), ma si esplica anche nella capacità di associarsi per diventare soggetto collettivo, capace di realizzare servizi, svolgere attività di sensibilizzazione, formazione, auto e mutuo aiuto, pressione e partecipazione politica. In questo senso diventa decisivo il ruolo delle associazioni familiari, di quella parte originale del mondo associativo e del terzo settore che si mobilita non solo per motivazioni e azioni individuali, ma che trova nella famiglia origine e/o destinatario della propria azione.

Una politica a livello locale per le famiglie deve quindi necessariamente prevedere spazi di consultazione, di ascolto e di sostegno per l'associazionismo familiare.


3. Le azioni concrete


Le amministrazioni locali possono attivare iniziative di politica familiare di varia natura; si possono qui individuare i seguenti "ambiti di interesse":

- Politiche tariffarie
- Casa e spazi urbani
- Tempi sociali e tempi per la famiglia
- Sostegno alla genitorialità: maternità e responsabilità educative
- Servizi di cura
- Auto-aiuto, aiuto tra famiglie, associazionismo

Per ciascun ambito si propone una esemplificazione (non esaustiva) di possibili azioni operative.


3.1 Politiche tariffarie


- Indice d'equità familiare, che permetta di ripartire i carichi impositivi e tariffari fra le famiglie, non solo in senso verticale (per classi di reddito), ma anche in senso orizzontale (tra nuclei familiari più "pesanti" e altri meno gravosi dal punto di vista della struttura dei bisogni). Uno strumento, quindi, che non serva soltanto per fare "sconti" alle famiglie più povere (come fa l'ISE), ma per stabilire delle quote contributive eque per e fra tutte le famiglie (quoziente familiare);
- Agevolazioni fiscali e tariffarie e riduzioni dell'aliquota ICI per la prima casa, rivolte alle famiglie con specifiche responsabilità di cura, e comunque parametrate sui carichi familiari (vedi punto precedente)
- Nei servizi scolastici (nido, mensa, servizi di trasporto, ecc.), si preveda e, quando già c'è si aumenti, lo sconto per le pluri-utenze;
- Per il pagamento delle tasse sui rifiuti, gas ed acqua, si creino tariffe ad hoc per le famiglie, o quanto meno si applichino le tariffe relative alle "comunità" per i nuclei con più di cinque componenti.


3.2 Casa e spazi urbani

- Destinazione di un capitolo di spesa specifico dei bilanci comunali per l'erogazione di buoni casa o di contributi in conto interessi alle giovani coppie (con matrimonio contratto nei due anni precedenti o da contrarre entro un anno) che intendano acquistare la prima casa (riservando questo aiuto a coppie sotto un certo reddito);
- Prevedere agevolazioni (in materia d'oneri d'urbanizzazione e di costo delle aree) per chi costruisce riservando una quota d'alloggi da destinare alla locazione o alla "futura vendita" a favore di giovani coppie;
- Intervenire sul patrimonio abitativo non utilizzato (abitazioni sfitte), con censimento e interventi che, pur nel legittimo interesse dei proprietari, consentano di sfruttare al meglio il patrimonio immobiliare privato e pubblico del territorio comunale;
- Individuare aree edificabili per sperimentare progetti di "comprensori-famiglia", elaborati da cooperative familiari, in cui vengano predisposte abitazioni che tengano conto degli spazi necessari ad una famiglia che cresce, o ad una famiglia allargata, che si prenda cura dei genitori o parenti anziani;
- Progetti relativi alla qualità ed alla sicurezza dell'abitare urbano, soprattutto in relazione alla possibilità, da parte di bambini, giovani e anziani, di avere spazi per il tempo libero, l'incontro, l'aggregazione e il gioco, senza incorrere in gravi rischi in ordine alla loro sicurezza o ad altri rischi.


3.3 Tempi sociali e tempi per la famiglia

La questione dei tempi si articola su due direttrici:
a) organizzazione/compatibilità dei tempi di famiglia, lavoro, servizi (cfr. seconda parte legge 53/2000; per la promozione della maternità, vedi punto 3.4);
b) gestione del tempo libero (per la famiglia e dentro la famiglia nei suoi compiti educativi).

- Prevedere incentivi alle imprese che sperimentano orari flessibili legati ad esigenze familiari, contratti a tempo parziale e lavoro a distanza;
- Agevolazioni varie a quelle imprese che assumano donne con figli o che, presumibilmente, pensino d'avere figli (come le giovani sposate da poco o intenzionate a fondare una famiglia);
- Erogazione di assegni di cura e altri interventi a sostegno della maternità e della paternità responsabile;
- Un contributo mensile per la permanenza in casa dei figli-neonati, sino almeno ai dodici mesi d'età, alle madri che lo richiedano, per consentire loro di ritardare il rientro al lavoro avvalendosi di tutte le agevolazioni di legge;
- Attuare una revisione (come prevede la L. 142/1990 e la L. 53/2000, in capo ai Comuni) degli orari e dei tempi delle città tenendo conto delle esigenze familiari (invece di far aprire durante i giorni festivi, si tratta di armonizzare, durante i giorni feriali, il più possibile gli orari dei negozi, delle scuole e dei servizi di pubblica utilità, con i tempi della "famiglia a doppia carriera");
- Buoni servizio concessi dai Comuni per chi ne fa richiesta, validi per l'acquisto di servizi erogati da soggetti accreditati, da assegnare alle madri lavoratrici, o in cerca di impiego, che vogliano iscrivere i loro figli in asili nido non statali (cofinanziamento con il Fondo sociale europeo, Obiettivo 3-"Rimozione degli ostacoli alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro");
- Prevedere una valorizzazione economica del lavoro domestico (o "casalingo") delle mogli-madri; ciò sotto forma di "salario familiare", da pagare direttamente al coniuge lavoratore, al fine di garantire, alle donne che lo richiedano, quel reddito aggiuntivo che altrimenti avrebbero dovuto procurarsi sul mercato del lavoro; prevedere contestualmente forme previdenziali per le casalinghe inserite in famiglie mono-reddito, aventi condizioni economiche medio-basse.;
- Favorire l'acquisto da parte della famiglia di servizi per la casa e per le persone, non solo rispetto a situazioni particolari di bisogno (bambini, persone malate, anziani), ma anche rispetto all'obiettivo generale di sostenere il carico del "doppio lavoro" (professionale - di cura) in carico prevalentemente alle "donne che lavorano" per il mercato o che sarebbero intenzionate a lavorare; utilizzabili in questo senso buoni-servizio concessi dai Comuni (cfr. L. 328/2000) o mediante sistemi di deducibilità dal reddito dei costi sostenuti dalle famiglie a tale scopo. In questo ambito è da valorizzare la figura delle "badanti" (funzione sempre più frequentemente fondamentale i molte famiglie con carichi assistenziali rilevanti).


3.4 Sostegno alla genitorialità: maternità e responsabilità educative

- Istituzione di un fondo comunale per l'erogazione di un contributo economico in caso di parto, alle donne che non usufruiscano dei trattamenti di maternità a norma delle leggi nazionali, ed il cui reddito non superi un certo tetto;
- Interventi economici di supporto (in un'unica soluzione e/o mensile fino al compimento del primo anno del figlio) per le ragazze madri in difficoltà, d'età inferiore ai 21 o 23 anni che pur a fronte di gravi motivi economici, accettano di proseguire la gravidanza;
- Prestiti sull'onore concessi dai comuni per sostenere le responsabilità individuali e familiari e agevolare l'autonomia di nuclei monoparentali, di coppie giovani con figli, di gestanti in difficoltà;
- Agevolazione di forme associative familiari che gestiscano in proprio servizi di baby-sitting, con personale volontario od a tempo parziale ("servizi dalle famiglie alle famiglie") o anche con personale professionale ("educatrici familiari"), che stipulino contratti con gruppi di famiglie interessate, agevolati dall'Ente locale (che può pagarne una parte od offrire certi servizi locali di sostegno);
- Valorizzazione delle "banche del tempo", sia rispetto ai carichi assistenziali, sia rispetto ad altre esigenze quotidiane delle famiglie;
- Avviamento dei servizi cosiddetti della "madre di giorno" (Tagesmutter), che consentano di affidare bambini, da uno a cinque anni, ad un'altra madre, opportunamente formata (e seguita da un operatore sociale professionale), cui il Comune dia un assegno;
- Favorire la costituzione di nidi familiari, condominiali o aziendali, o di servizi integrativi per la prima infanzia ed il doposcuola, gestiti dagli stessi genitori, che si organizzino in forma cooperativa.;
- Promuovere nuove efficaci forme partecipative dei genitori (singoli e associati) nei oercorsi scolastici dei propri figli.


3.5 Servizi e supporto alla cura familiare

- Interventi di sostegno di carattere economico per le famiglie che assumano compiti di cura di disabili fisici, psichici e sensoriali e d'altre persone in difficoltà, anche attraverso forme di sostegno economico per chi rinuncia (temporaneamente o definitivamente) ad intraprendere un'attività retribuita per provvedere al sostegno di propri familiari bisognosi di assistenza continuativa.
- Contributo economico, inferiore alle rette degli istituti (può essere all'incirca la metà), a quelle famiglie che volontariamente preferiscano tenere in casa la persona bisognosa d'assistenza;
- Finanziamento o convenzioni con iniziative di assistenza temporanea (respite care), o realizzazione di " servizi di sollievo ", che non sradichino il soggetto debole dalla famiglia, ma allo stesso tempo consentano alla stessa che se ne prenda cura, di aver momenti di riposo e periodi di "alleggerimento" (prevedendo ad es. servizi che funzionino in particolari giorni della settimana - sabato e domenica - o periodi dell'anno - estate).

3.6 Auto-aiuto, sostegno alle famiglie e tra famiglie, associazionismo

- Servizi formativi ed informativi di sostegno alla genitorialità, anche attraverso la promozione del mutuo aiuto tra le famiglie;
- Supporto (diretto e/o cogestito) alla formazione e alla "vita quotidiana" della famiglia, attraverso strumenti formativi, centri di sostegno alle responsabilità genitoriali (centri per/con famiglie, percorsi formativi, strumenti di accompagnamento);
- Servizi per l'affido familiare al fine di sostenere con qualificati interventi formativi i compiti educativi delle famiglie interessate; in particolare attivare, in collaborazione con le associazioni presenti nel settore, "progetti comunali affidi", come alternativa al ricovero dei minori in istituto, stimolando ed agevolando l'offerta di disponibilità da parte delle famiglie che vogliano accogliere minori i cui genitori siano temporaneamente in gravi difficoltà;
- Riconoscimento del ruolo attivo delle famiglie nella formazione di proposte e progetti per l'offerta dei servizi e per la valutazione della loro efficacia; in particolare istituire spazi di regolare e rilevante consultazione, ascolto, co-progettazione con l'associazionismo familiare specificamente inteso (in senso stretto, non terzo settore….): consulta delle associazioni familiari, tavolo permanente di consultazione, altre forme;
- Nelle normative che stanziano fondi per l'imprenditoria sociale, prevedere clausole di salvaguardia di una certa percentuale dei fondi stanziati, per i progetti presentati dalle "associazioni di solidarietà familiare", regolarmente iscritte nei registri regionali ;
- Favorire la costituzione, accanto a quelle "formali", anche di "associazioni informali" di genitori (gruppi di fatto), cui pure il "Regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche" (DPR 275/1999) fa riferimento, che promuovano così il passaggio dalla partecipazione alla cooperazione delle famiglie nell'ambito scuola ("utenti competenti", che acquisiscano effettivo potere nella determinazione di specifici contenuti ed attività).