POLITICHE FAMILIARI E AUTONOME LOCALI

Nell'organizzazione del "sistema stato", la Costituzione Italiana attribuisce gran valore ed autorità alle Autonomie Locali secondo un corretto intendimento ed un'applicazione verticale del principio di sussidiarietà.
In tale inquadramento di non sovrapposizione, ma d'integrazione d'oneri e ruoli, dovrebbero giungere ad esprimersi e maturare responsabilità politiche ed energie della società finalizzate ad avvalorare al massimo rado possibile le potenzialità d'ogni territorio senza dispersione e genericità d'intervento.
Con quest'orientamento si evidenzia, ad ogni livello amministrativo, l'importanza d'istituzioni capaci di promuovere ed esprimere scelte ampiamente condivise per il loro profondo radicamento sociale e culturale e, in particolare, scelte chiare nei confronti di un valore umano primario fondante e compenetrante ogni nesso del vivere e dell'essere civiltà, quale quello della famiglia.
Pur mancando ancora di un riferimento nazionale ad una legge - quadro d'indirizzo e riorganizzazione delle risorse e dei servizi per la famiglia, nel pieno riconoscimento di soggettività e diritti, tuttavia i livelli regionale, provinciale e municipale (meglio se in modo coordinato, ma in ogni caso singolarmente insostituibili) rappresentano i nodi reali di sviluppo e d'azione positiva attraverso i quali progettare, arrestare e mettere in campo un innovativo e moderno progetto di welfare a misura di comunità, di famiglia e dunque maggiormente ad immagine di persona.


PUBBLICHE ISTITUZIONI E FAMIGLIA

Regione Emilia Romagna

Il precedente Forum regionale delle associazioni familiari aveva già analizzato condizioni sociali e politiche del territorio emiliano - romagnolo sottolineando l'urgenza e l'importanza di dare luogo al più presto ad un provvedimento di legge - quadro per la promozione di politiche familiari. Dalla stessa assemblea era nato un Cartello di proposta politica sottoscritto da tutte le associazioni e consegnato alle rappresentanze dei partiti del Consiglio Regionale.

Presso il Consiglio Regionale erano depositati da parte dei partiti innumerevoli progetti di legge a favore della famiglia. Dalle associazioni veniva l'indicazione a tentare una sintesi nuova che approdasse auspicabilmente ad un testo unico da presentare alla discussione in sede istituzionale.
Il Comitato Diritti della Famiglia dell'Emilia Romagna ha sempre ritenuto che il Cartello prodotto dal forum potesse fornire una base di partenza particolarmente interessante, perché dotata d'impianto culturale e sociale consolidato e capace di guardare con efficace obiettività alle risorse e alle richieste di cambiamento nei confronti delle politiche di welfare.

Ma, mentre altre regioni pervenivano a progetti di politiche familiari poi approvati, in Emilia Romagna tale provvedimento ha subito un arresto ed una caduta d'interesse non spiegabili e non interpretabili se non come difficoltà interna alle forze politiche a riprendere il dibattito anche ripartendo da quanto elaborato e proposto dal Forum stesso.
Tutto ciò fa ancora oggi perdurare il vuoto d'inquadramento delle politiche familiari, ancora ancelle di quelle sociali e prevalentemente attuate come singole misure contro l'emergenza, piuttosto che azioni positive e integrate di cura e promozione a partire dalla condizione di "normalità" della famiglia.

Eppure il tessuto socioculturale della regione esprime grandi potenzialità nel radicamento, nella diffusione e nell'animazione di cui sono capaci le associazioni a base familiare o a promozione della famiglia: ciò attesta senza dubbio che sono già presenti e verificate nelle loro capacità e creatività sociale forze ed autorganizzazioni quali presupposti significativi per ogni progetto di rete integrata tra pubblico e privato.
Per contro, accanto al proliferare d'iniziative di responsabile soggettività sociale da parte di gruppi e associazioni, spesso enti gestori di servizi innovativi non profit o d'autorganizzazioni d'aiuto, si manifesta nella società emiliano - romagnola una "fatica diffusa" nelle giovani generazioni ad esprimere scelte di vita di coppia e di famiglia per oggettive difficoltà nel conseguimento della completa autonomia della persona.

Elementi primari quali quelli della disponibilità di lavoro, della casa, di tempi compatibili di cura ed occupazione orientano positivamente o in modo negativo la vita dei cittadini e, se non opportunamente governati o trascurati, incidono sulle dovute condizioni di pari opportunità delle generazioni, rarefacendo così le libere opzioni di vita che costituiscono la garanzia dei diritti inalienabili della persona.
Quella che viene chiamata "sindrome da rallentamento" si manifesta nell'allungamento dei tempi della formazione, dell'accesso al mondo del lavoro e di conseguenza nel procrastinare scelte di vita condivisa e della procreazione, perché si caricano le singole persone d'oneri non singolarmente solvibili.
Ma da questi nodi sociali e politici dipende oggi l'ipotesi di futuro e di sopravvivenza dell'intero tessuto dell'Emilia Romagna che deve, come istituzione, risposte politiche coerenti alle domande urgenti dei suoi cittadini odierni e futuri per ottempere al dettato costituzionale anche in tema di famiglia. Richiamando tale impegno politico e amministrativo il Comitato regionale dei diritti della Famiglia invita calorosamente le forze politiche, i consiglieri regionali, le commissioni specificamente interessate a riprendere la discussione dei lavori, consegnando all'Emilia Romagna una disposizione che consenta ai suoi cittadini e alle sue cittadine un maggiore slancio verso la sfida della vita.

ISTITUZIONE PROVINCIA

Con i provvedimenti Bassanini, l'Amministrazione Provinciale diviene il soggetto attivatore di scelte strategiche e d'operazioni concrete che la metteranno in evidenza com'elemento centrale e territoriale di programmazione, coordinamento e spesso anche di gestione. Questo nuovo bagaglio legislativo fa della Provincia l'Istituzione maggiormente in grado di attivare sinergie territoriali, di porle in una rete, anche di soggetti istituzionali e privati, che si basi su complementarità di ruoli e di funzioni, importante ed essenziale per promuovere un modello di sviluppo globale.

L'Amministrazione Provinciale, infatti, deve farsi elemento di propulsione perché lo sviluppo sia bilanciato dal punto di vista geografico, ambientale, economico, culturale, ecc. tenendo però presente che il territorio emiliano - romagnolo è da secoli altamente atrofizzato ed abitato con caratteristiche specifiche, che hanno per la loro stessa esistenza incrementato un particolare benessere diffuso.
Per l'attuale decremento demografico in corso, molte comunità, marginali per assetto e presenza di servizi ed attività produttive, sembrano invece destinate alla rapida e ingovernabile scomparsa, soprattutto se non aiutate a fare presto investimenti capaci di invertire la tendenza all'abbandono di piccoli centri abitati da parte soprattutto di giovani.

Esistono poi aree concentrate nella prima o seconda cerchia attorno al capoluogo vissute e abitate come zone - dormitorio, dove si torna dopo la giornata lavorativa svolta in città: pendolarismo che è spesso subito dalle giovani coppie che non trovano nel mercato della casa vigente nei grandi centri proposte interessanti per le loro tasche.
Questo pendolarismo impedisce poi, di fatto, un reale radicamento nella comunità d'appartenenza con conseguente rarefazione dei rapporti umani significativi e capaci di rinsaldare l'intera comunità stessa.
Non sempre risorse municipali di bilancio e di progetto sono isolatamente sufficienti a dotare le aree a più alto insediamento di giovani coppie dei servizi che la vita famigliare ai suoi esordi richiede: servizi per la prima infanzia, servizi di rete del vicinato, servizi domiciliari e strumenti integrati atti a permettere la compatibilità dei tempi di cura con quelli lavorativi dei genitori, la cura e la permanenza a casa degli anziani anche non autosufficienti, ecc.

La Provincia, ente sovramunicipale ed interlocutore principale dei comuni, può e deve promuovere attraverso la formulazione di progetti per aree intermunicipali misure capaci di riequilibrare fattori socio - economici e strutturali che si oppongono alla realizzazione di una soddisfacente vita familiare, risorsa che dall'esperienza privata ricade ampiamente nella qualità globale del vivere pensato e promosso come compatibilità di ruoli e interconnessione di generazioni, come continuum che apra al futuro.

Anche i flussi d'immigrazione richiedono una sempre maggiore attenzione di governo, auspicabilmente improntata a connettere urgenza di mano d'opera con integrazione sociale e culturale piena, forse più facilmente conseguibile se impostata sul ricongiungimento dei nuclei famigliari interessati e su di una meno improvvisata accoglienza.
Uno sforzo non generico improntato a regole chiare di riferimento con priorità e risorse definitive da parte della Provincia aiuterebbe i comuni ad organizzare meglio progetti fondati su esigenze, risorse, potenzialità di sviluppo e relativa capacità d'accoglienza e conseguenti diritti di cittadinanza.

Un altro problema chiede con urgenza attenzione ed impegno al fine di riconnettere la domanda d'occupazione con le proposte formative offerte alle famiglie e ai giovani.
Perché non vadano sprecate energie umane, percorsi di formazione al lavoro e saperi che si sono autonomamente prodotti e stratificati negli anni, è sempre più necessario che l'ente territoriale più rappresentativo, la Provincia dunque, si faccia nesso tra società ed istituzioni (scuole, università, agenzie della formazione, ecc.), tra offerta istituzionale e mercato del lavoro, con tavoli di concentrazione tra le varie forze e soggetti responsabili, e con piani di sviluppo mirati a promuovere in loco tutta l'animazione produttiva possibile ed utile ad inserire le giovani generazioni senza ritardi e rallentamenti in un recettivo e flessibile mercato del lavoro.

Anche con questo sforzo, cioè promuovendo le condizioni per una reale autonomia della persona, si aiuteranno i giovani ad assumere pienamente ed attivamente il ruolo di responsabilità ed insieme di creatività che spetta ai giovani adulti attribuendo loro un'attenzione che sappia guardare fattivamente al loro futuro unitamente al bene dell'intero paese.


ISTITUZIONE MUNICIPIO

Tra le istituzioni pubbliche certamente quella comunale rappresenta l'interlocutore più vicino ai cittadini, quotidianamente sperimentato, subito o fruito anche come organizzazione dei servizi, del traffico, degli orari e delle regole che coordinano e orientano la vita delle comunità d'appartenenza.

Sono molti i Comuni che andranno al rinnovo con le prossime elezioni amministrative e che, come consuetudine in questa circostanza, presenteranno il loro bilancio delle attività svolte, delle iniziative in fieri, di quelle auspicate, ma non ancora attuate.
Anche le politiche familiari rappresentano un importante parametro di valutazione di una complessiva, equilibrata azione di governo che sappia avvalorare pienamente le risorse dell'intera comunità locale.

Queste politiche si pongono, infatti, quali complesse risposte personalizzate ai bisogni complessi che le persone esprimono, in quanto "sistemi solari" legati da relazioni vitali tra sessi e generazioni, saperi e reciproche solidarietà ancora molto positivamente interagenti nella cultura emiliano - romagnola.

Ma rappresentano anche la capacità dell'ente pubblico di conferire direttamente attenzione, riconoscendole soggettività e specifica interlocuzione, a quella formazione precedente ogni forma d'ordinamento istituzionale, così come viene riconosciuto dalla Costituzione Italiana, che è la famiglia.
Tale approccio giuridico - istituzionale è ancora oggi il più idoneo a cogliere la famiglia come risorsa per tutta la comunità, non solo com'elemento di crisi sociali o valoriali, pur doverosamente oggetto, queste stesse, di un'attenzione perdurante e vigile e d'iniziative appropriate.

La vera urgenza politica e amministrativa, che si esprime con la crisi del sistema attuale di welfare locale e globale, consta nelle necessità vitale di riequilibrio nell'investimento delle risorse, nella più equa attribuzione degli interventi tra politiche della "cura" e politiche dell'emergenza sociale, nel sostanziale riaccorparsi dei diritti con i doveri della persona, non solo percepita come individuo al di fuori delle sue fondanti relazioni, ma colta e ravvalorata anche per la fatica di portare carichi per sé e per i propri cari, e dunque per l'intera collettività.

Orientare nuovi modelli di welfare o di welfare - community è oggi uno dei primi compiti che un Comune deve assumere nei confronti dei cittadini; un sistema di welfare community, dove la famiglia sia riconosciuta come interlocutore e risorsa, non solo come utente, potrebbe meglio affrontare gli squilibri esistenti, le rinnovate sfide sociali e contrapporsi con efficacia a quella paralizzante forma di povertà nuova che è la crescente solitudine avvertita dalle persone, che per varie cause sono private delle fondamentali e solidali relazioni umane.

Mentre intende ricordare l'attualità del Pacchetto - Famiglia, già diffuso in occasione delle precedenti elezioni amministrative, il Comitato regionale per i Diritti della Famiglia sottolinea la necessità ormai improcrastinabile di attivare in ogni singolo Comune una specifica attenzione alla condizione d'equità o di non equità sociale e d'insediamento che esse incontrano nel territorio.

Se il futuro d'ogni comunità dipende dalle scelte del governo locale e nazionale, ma nello stesso tempo anche dalle scelte di vita degli abitanti, allora sarà essenziale che ogni singolo Comune progetti misure che attestino ed incrementino il permanere della popolazione giovanile e delle giovani coppie, investendo su offerte specifiche di servizi, agevolazioni e luoghi di maggiore partecipazione alla programmazione e alla distribuzione delle risorse.

Un Municipio che riconosca attivamente la soggettività e la centralità della famiglia non rimanda ad una generica denominazione di politiche sociali i suoi specifici impegni, ma designa con una delega adeguata una responsabilità identificabile e verificabile come Assessorato alle politiche familiari.

Riconosce, inoltre, rappresentanza ed interlocuzione alle associazioni familiari che lavorano nel territorio per concentrare progetti e disposizioni, lavoro di rete, ecc., attraverso l'istituzione di consulte comunali. Promuove politiche integrate e volte a tenere conto dei cicli e dei tempi della vita e delle relazioni familiari che uniscono le singole persone.

Assume la tematica delle tariffe e dei consumi ponendo indici d'equità per carichi familiari, onde non penalizzare le famiglie numerose ed imposta su di un criterio omogeneo e coerente ogni prelievo fiscale.

Grand'attenzione deve essere poi posta al piano dell'infanzia, secondo quanto ha indicato la legge Turco con risorse da spendere ed opzioni da esprimere a breve per riorganizzare e riqualificare città e comunità locali a misura dei bambini e delle bambine, nel rispetto dei diritti di cittadinanza dell'infanzia stessa.

Anche all'Istituzione Comunale spetta farsi carico e rimuovere tutte le condizioni sfavorevoli, quali l'assenza d'abitazioni idonee alle giovani coppie, ritardi nei percorsi che portano alla piena autonomia, la carenza d'occupazioni raccordabili alle domande del mercato, ecc., che fanno perdurare negativi della "sindrome da ritardo".

Per i Comuni capoluogo di provincia sarebbe utile affrontare la verifica critica dell'operato dei Centri per le Famiglie, forse più innovativi se ristrutturati come agenzie di messa in rete tra servizi pubblici, privati e non profit, tra risorse e domande, e luogo di scambio d'esperienze e formulazione di progetti a forte valenza territoriale, piuttosto che ulteriori enti erogatori di prestazioni.
E' fondata la necessità di offrire alle famiglie risposte personalizzate e non deresponsabilizzanti a partire dalle famiglie e le relazioni positive in campo: per tutto ciò un raccordo d'interfaccia tra famiglia e risorse disponibili può offrire orientamenti preziosi e più efficaci.
Gli stessi Centri dovrebbero però assumere un livello provinciale di coordinamento e di raccolta dei dati, costituendo un riferimento d'esperienze e competenze anche per i piccoli comuni che non hanno risorse ad essi paragonabili.