A PROPOSITO DI CORAGGIO E CHIAREZZA

"Quando l’azione politica viene a confrontarsi con principi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, allora l’impegno dei cattolici si fa più evidente e carico di responsabilità. Dinanzi a queste esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili, infatti, i credenti devono sapere che è in gioco l’essenza dell’ordine morale, che riguarda il bene integrale della persona. E’ questo il caso delle leggi civili in materia di aborto e di eutanasia… che devono tutelare il diritto primario alla vita a partire dal suo concepimento fino al suo termine naturale". Così si esprime, con eccezionale chiarezza, la "Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica", pubblicata il 24 novembre dello scorso anno e meglio conosciuta come "Nota Ratzinger".

Non ci sarebbe neppure bisogno di sottolineare l’estrema attualità del Documento, ma se ce ne fosse bisogno viene perfettamente in aiuto quanto è avvenuto recentemente all’interno del Consiglio comunale di Reggio E., così come è stato reso noto da un articolo del 5 febbraio di Luigi Bottazzi e successivamente da un comunicato stampa del 12 febbraio del Movimento per la vita, intitolato "A proposito di scelta e di coraggio", seguito da uno scambio di messaggi sulla Mailing-list "Vita nascente" dello stesso Movimento per la vita.

Vediamo di ricostruire la vicenda nei suoi passaggi più salienti. Si stava discutendo, in sede di revisione dello Statuto del Comune di Reggio Emilia, l’art. 10, nel quale si leggeva al comma 3: "il Comune opera per promuovere la tutela della vita umana". Il gruppo di Forza Italia proponeva allora di aggiungere al testo "sin dal suo concepimento", mentre il gruppo di Alleanza Nazionale proponeva di inserire la "tutela del nascituro". A questo punto si manifestava un certo imbarazzo all’interno della maggioranza, in quanto alcuni consiglieri ex-PPI dichiaravano di condividere sia lo spirito che la lettera dell’emendamento, mentre altri consiglieri tentennavano ed altri erano decisamente contrari. Sospesa la seduta, i gruppi si riunivano e si faceva strada, all’interno della maggioranza, una faticosa mediazione, portata avanti dai rappresentanti della Margherita, che sfociava alla fine nella proposta – rivolta alle minoranze – di ritirare i propri emendamenti, in cambio dell’assicurazione che la maggioranza sarebbe stata disponibile a presentare ed a votare un nuovo testo, nel quale si affermava, tra l’altro, che "il Comune opera per promuovere la tutela della vita umana in tutte le sue fasi… assicurando sostegno alle scelte procreatrici,…valorizzando e sostenendo la corresponsabilità dei genitori". Le minoranze però si rifiutavano di ritirare i propri emendamenti, per cui si andava al voto e qui si verificava la spaccatura tra i "cattolici" presenti nella maggioranza: due votavano a favore dell'emendamento di Forza Italia, mentre uno votava contro, contestando alla minoranza di voler insistere su una "formulazione rigida", rinunciando per questo anche a "fare un piccolo passo nella direzione dell’attuazione del principio stesso" che voleva affermare. Naturalmente l’emendamento alternativo non veniva proposto dalla maggioranza e il testo rimaneva quello precedente.

Al di là di ragionamenti più o meno filosofici, o più o meno politici, anche legittimi ma che rischiano di sollevare nebbie o aloni di fumo, il problema ridotto alla sostanza è se "tutela della vita umana sin dal suo concepimento" e "tutela della vita umana in tutte le sue fasi" vogliano dire esattamente la stessa cosa. Ora, mi sembra logico poter rispondere senza ombra di dubbio che per un cattolico il "concepimento" sia una "fase" della vita umana, ma mi sentirei altrettanto sicuro di dire che, almeno per moltissimi non cattolici, il "concepimento" non è una "fase" della vita umana, dal momento che la stragrande maggioranza di questi sposa teorie secondo le quali la vita umana, se le va bene, può cominciare almeno un paio di settimane dopo il "concepimento" e quindi il "prodotto del concepimento" non è "vita umana", tant’è vero che lo si può sopprimere senza crearsi troppi problemi.

Facendo uno sforzo per credere alla onestà intellettuale di tutte le persone, mi sembra di capire che la filosofia sottesa a certi tipi di emendamento sia più o meno questa: "scriviamo una cosa sulla lettera della quale siamo d’accordo, ma tu sei libero di interpretarla come vuoi tu e io sono libero di interpretarla come voglio io, poi ovviamente se viene il momento di applicare quello che abbiamo scritto insieme e io, che non la penso come te, sono in maggioranza, ho ragione io". Il ragionamento fila o no? Fila, fila, però, senza neppure essere troppo rigido, non mi sembra che la famosa "Nota Ratzinger", o altro documento del Magistero della Chiesa, neppure la "Evangelium Vitae" che qualcuno potrebbe citare a proposito del "meno peggio", permetta ai cattolici di essere così "flessibili", ai limiti – direi – dell’anguillosità. Sbaglio, o da qualche parte si trova scritto: "Il vostro parlare sia sì sì, no no", quindi qualche volta dei "" o dei "no" bisognerà pur saperli dire. Penso che qualcuno abbia perso l’occasione per dirli.

Pietro Moggi